Ma sei una fabbrica di bambini? Quanti figli hai intenzione ancora di fare? chiese con aria sprezzante la madre di mio marito, la signora Olimpia De Santis. Buonasera anche a lei, Olimpia! La prego, non sia così velenosa. Davide le ha detto che aspettiamo un altro bambino e le ha dato fastidio? rispose con educazione Chiara.
Ma certo che mi ha dato fastidio! Dopo il terzo nipote le ho detto chiaramente di fermarvi. Non ascoltate i consigli di una donna di esperienza! A Capodanno vi avevo persino regalato una scatola gigante di preservativi, così vi proteggiate, ma siete ancora lì che continuate! borbottò la suocera.
Chiara ricordava bene quella scena: la sera di San Silvestro, era anche il compleanno del loro primogenito, la suocera aveva lasciato il regalo in bella vista, un chiaro messaggio che per lei era ora di smettere. Abbiamo capito, ma andare contro la natura non si può, rispose Chiara, pacata.
Stai cercando di fare la spiritosa? Allora arrangiati coi tuoi figli, io non ti aiuto più nemmeno per sogno Da parte sua non lo ha mai fatto cercò di replicare Chiara, ma sul telefono partì il segnale doccupato.
Chiara gettò il telefono sul letto, sorrise con malinconia sfiorandosi il ventre ancora piatto. Lei e Davide aspettavano il quarto figlio, proprio questo metteva così in ansia la signora Olimpia. Eppure Chiara non capiva il motivo di tutto quellallarmismo.
La suocera in fondo non si era mai occupata davvero dei nipoti, né aveva mai sostenuto economicamente la giovane famiglia. La si vedeva a malapena una volta al mese, di solito con un regaletto solo nelle feste comandate. Questo comportamento dava fastidio a Chiara, ma non lo aveva mai espresso; sua madre-in-law era benestante, avrebbe potuto offrire almeno delle caramelle ai bambini, ma evidentemente mancava la voglia. Anche il suo malumore, Chiara lo teneva dentro, senza dire nulla a Davide: i suoi figli erano vestiti bene, mangiavano regolarmente, e questo era ciò che contava.
Davide portava a casa un buon stipendio e Chiara, dal canto suo, si era inventata un lavoro da casa per contribuire. Quando il suo piccolo negozio online aveva iniziato a fruttare bene, aveva assunto una tata: la ragazza giocava coi bambini e li portava al parco mentre Chiara preparava ordini e fatture.
Avevano una famiglia serena, ma era lastio di Olimpia a rovinare questarmonia. Fin dal primo momento era stata fredda, e con ogni nascita si era fatta sempre più tagliente.
Quando nacque la terza bambina, Olimpia era stata chiara: voleva che Chiara abortisse. Poi, col tempo, un po si era affezionata. Ma appena si era calmato tutto, Chiara scoprì di essere di nuovo incinta. Non era nei loro piani, ma era capitato e Chiara ne era convinta: se Dio aveva voluto così, loro sarebbero stati in grado di farcela.
La notizia però, anziché un sorriso, aveva provocato il solito sguardo torvo della suocera. Chiara era certa che Olimpia temesse solo una cosa: che suo figlio smettesse di aiutarla economicamente. Davide versava alla madre una certa somma ogni mese, e con un quarto figlio le spese sarebbero aumentate; probabilmente Olimpia vedeva il proprio negozio (come amava chiamare i risparmi) in pericolo.
Chiara non era contraria che il marito aiutasse la madre, purché non a discapito dei bambini. Per ora bastava per tutti, così la sosteneva nelle sue generosità. Davide aveva già pagato le cure dentistiche della madre, una vacanza a Ischia e persino la tinteggiatura della casa a Sorrento.
Se davvero Chiara aveva ragione e per Olimpia era solo una questione di soldi, le cose sarebbero peggiorate col tempo. Il continuo lamento e i giudizi della suocera rischiavano di gettare Chiara in un vortice di tensione e nervosismo.
Naturalmente, nulla e nessuno avrebbe mai convinto Chiara e Davide a non tenere il bambino: avevano deciso, e basta. Solo una domanda rimaneva sospesa nellaria napoletana: ma davvero una suocera ha il diritto di dire ai figli quanti bambini devono mettere al mondo?







