Ogni pomeriggio, dopo la scuola, Matteo percorreva sempre la stessa strada: attraversava la piazza del paese, raccoglieva una margherita selvatica e si dirigeva verso la casa di riposo, con lo zaino che gli pendeva da una spalla e il cuore colmo di una pazienza serena. Era il suo piccolo rito segreto.
Entrava piano, salutava con un sorriso gentile i nonni e le infermiere, poi si dirigeva senza indugi alla stanza 19, dove lo attendeva una vecchina dai capelli bianchi come la neve e lo sguardo velato dai ricordi lontani.
Buon pomeriggio, signora Beatrice. Le ho portato il suo fiore preferito diceva lui con una dolcezza che commuoveva.
Lei lo fissava, come se lo vedesse per la prima volta.
E tu chi sei, caro ragazzo?
Solo un amico rispondeva Matteo, con un sorriso tenero.
Per mesi, Matteo fu il suo porto sicuro. Le leggeva storie, le smaltava le unghie di viola tenue, le pettinava i capelli con delicatezza, e a volte le cantava quelle vecchie canzoni popolari che sembravano venire da unaltra epoca. Beatrice a volte rideva, altre volte piangeva e in certi momenti confondeva Matteo con un antico amore, un protagonista di romanzo o un figlio perduto nei pensieri.
Il personale della casa di riposo lo adorava, dicevano che aveva lanima di un nonno nel corpo di un ragazzo. Mentre molti ospiti ricevevano visite sporadiche, Beatrice poteva contare solo su Matteo.
Un pomeriggio, mentre lui le sistemava con cura i capelli tra le dita giovani ma ferme, Beatrice lo guardò con uno sguardo lucido, raro per lei.
Hai gli stessi occhi di mio figlio sussurrò.
Matteo sorrise, senza smettere di accarezzarle i capelli.
Forse il destino me li ha prestati rispose piano.
Lei abbassò gli occhi.
Mio figlio se nè andato quando ho iniziato a dimenticare disse che non ero più sua madre.
Matteo le prese la mano, calda e fragile.
A volte, quando la memoria se ne va anche le persone se ne vanno. Ma non tutti spariscono.
Il tempo passò, e un giorno Beatrice chiuse gli occhi per sempre, serena, con una margherita selvatica accanto al comodino.
Al funerale, una delle infermiere si avvicinò a Matteo.
Perché venivi tutti i giorni, se lei non ti riconosceva più?
Matteo deglutì, gli occhi lucidi di lacrime.
Era mia nonna. Tutti lhanno lasciata sola quando si è ammalata. Ma io no. Anche se non sapeva più chi fossi io non lho mai dimenticata.
Cera silenzio. Fuori, una leggera brezza muoveva i fiori del giardino.
Perché a volte, i legami veri non risiedono nella memoria ma nel cuore.
Quando Matteo uscì dalla casa di riposo per lultima volta, una delle infermiere gli corse incontro con una scatolina tra le mani.
Questo lha lasciato Beatrice per te nel caso dimenticasse troppo.
Matteo la guardò, pieno di stupore, e aprì la scatola.
Dentro cera una vecchia fotografia e una lettera mai aperta.






