Mamma, guarda che brioche ho fatto! esclamava Alessia con entusiasmo mentre lei e la madre impastavano nella piccola cucina di Via Roma.
Alessandra, crescerai, avrai una famiglia e diventerai una cuoca eccellente rispondeva la madre, ridendo. Tutti ti ameranno e ti rispetteranno perché sei una persona meravigliosa. Quanto desidero che tu sia felice.
La voce della madre riecheggiava nelle orecchie di Alessia, ma le lacrime le rigavano ancora le guance. Seduta su una panchina di fronte al bar di Via Garibaldi, i suoi piedi tremavano; in un attimo tutto sembrò crollare. Ricordava il giorno in cui, da bambini, avevano mangiato un gelato su quel bancone. Era un ricordo di unaltra vita.
Sono sola in questo mondo, pensò, e non ho più una casa, mentre sognavo di vivere ancora nella casa di mia madre. Dopo il ricovero in un orfanotrofio mi avevano assegnato una stanza in un dormitorio, ma il rumore incessante e la città estranea non mi facevano sentire a casa.
Alessia aveva sette anni quando, tornando dal mercato di Piazza Navona, un uomo corpulento le si avvicinò e chiese dei soldi alla madre. Avevano speso quasi tutto nei banchi di frutta, e luomo, furioso, alzò il pugno. La madre balzò indietro, scivolò e colpì la testa contro una pietra.
Alessia si affrettò a soccorrerla, a chiamarla a svegliarsi, ma la madre non rispose. Il suono delle sirene dellambulanza riempì la strada; entrarono in unauto e portarono via entrambe. Alessia fu subito affidata al rifugio per minori, dove dovette imparare a vivere in un ambiente che non le apparteneva.
Seduta su unaltra panchina, di fronte al rifugio, Alessia guardava la propria vecchia casa, ricordando il letto su cui dormiva, le foto di sua madre tra le braccia. Quando si avvicinò alla porta, una zia burbera, la signora Bianchi, la fermò con un grido:
Non hai diritto di stare qui, orfanella! Questa è la mia casa e tutto quello che vi è dentro è mio. Esci subito o chiamerò la polizia!
Alessia capì che era davvero sola, senza nessuno a cui chiedere aiuto.
Ciao, Alessia la voce di un giovane la fece sobbalzare.
Alzando lo sguardo, vide Michele, un ragazzo dal sorriso gentile. Non lo riconobbe subito, ma il suo volto le suscitò un ricordo.
Non mi ricordi? Eravamo al nido insieme, poi al primo anno di scuola sedevamo allo stesso banco, finché non sei andata via Al nido ci chiamavano sposi. disse Michele.
Alessia sorrise, ricordando quel bambino chiamato “Michele”. Era diventato alto, robusto, praticava il pugilato e rappresentava la regione nei tornei.
Ho incontrato zia Tonia, che mi ha detto che dovresti tornare perché compi diciotto anni, proprio come me. Ogni giorno passo davanti alla tua vecchia casa, sperando di trovarti. continuò Michele.
Alessia ricordò allora zia Tonia, la donna che amava sua madre e lei come una figlia.
Hai ragione, non ho più sentito parlare di zia Tonia disse Alessia, alzandosi. Lei vive tre case più avanti, giusto?
Andiamo da lei, propose Michele, sollevando la sua borsa piena di pochi vestiti, documenti e qualche euro. So che nella nostra piccola comunità succedono molte cose. Zia Tonia ti sta aspettando e ti offrirà un rifugio.
Camminarono lentamente verso la casa di Antonella, che aveva accudito Alessia come se fosse sua figlia, nonostante la burocrazia non le avesse permesso di adottarla.
Quando Antonella aprì la porta e vide Alessia, le lacrime le rigarono il volto.
Bambina mia, Alessandra quanto sono felice di rivederti! la abbracciò e la baciò. Invitò anche Michele a entrare.
Adesso sei al sicuro, Alessia. Se servisse qualcosa, zia Tonia sa dove trovarmi, e io tornerò domani. disse Michele.
Antonella chiuse la porta, aggiungendo: Michele è un bravo ragazzo, ti ha sempre chiesto notizie.
Alessia si sedette al tavolo.
Ti preparo qualcosa di caldo, riposati. Non ti hanno lasciato entrare, ma ora sei qui. Ti voglio bene, cara. Come dice il proverbio, quando si cammina insieme, la strada è più breve.
Quella notte Alessia dormì sotto una coperta calda, sognando un campo fiorito dove lei e sua madre raccoglievano fiori. Si svegliò il giorno dopo di buon umore. A colazione Antonella le disse:
Devi andare al Comune per sistemare i documenti, ti accompagnerò.
Non ho bisogno di aiuto, sono già adulta replicò Alessia, ma accettò comunque laccompagnamento.
Uscendo di casa, Alessia attraversò la sua vecchia via, dove la signora Bianchi la fermò di nuovo, urlando:
Torna via, ladra!
Prima che potesse rispondere, Michele intervenne:
Non diffamare Alessia! Se lo farai, dovrai rispondere davanti alla legge.
La donna, spaventata, fuggì. Michele continuò a raccontare:
Cè un nuovo bar in piazza, cercano personale. È amico di mio padre, un ex militare, che ha aperto il locale. Domani andremo a parlare con il signor Ruggero Serafini, ti aiuterà.
Alessia annuì, ma prima doveva risolvere la questione della casa.
Senza un titolo di proprietà non sei la proprietaria le spiegò Michele. Vai alla polizia, presenta una denuncia.
Mentre Alessia chiudeva la porta dellufficio, sentì la signora Bianchi chiamare:
È stata qui la tua amica la tua orfanella
Michele sospirò, ma le rispose:
In questo paese tutti sanno cosa succede. Il capo della polizia copre tutto, ma noi non ci fermeremo. Se serve, andremo nella provincia. Io non ti lascerò mai sola.
Alessia credette in lui. Il pomeriggio andò al negozio per comprare zucchero e biscotti per il tè di zia Tonia. Mentre tornava, un agente di polizia, lufficiale Rossi, le bloccò il cammino.
Ascolta, disse con tono duro, dimentica quella casa. Hai tre giorni per andartene, altrimenti finirai dove è la tua madre.
Alessia rabbrividì; la voce le era familiare. Luomo si allontanò, e la mattina successiva Michele tornò.
Andiamo al bar, ti presenterò il direttore, diventerai la cuoca principale, disse sorridendo.
Al bar, il signor Ruggero Serafini la accolse con calore, le chiese della sua vita e della casa.
Se qualcuno ti minaccia, fammelo sapere, ho tanti amici, anche tra le forze dellordine.
Alessia gli raccontò dellagente Rossi.
Capisco, sei stata minacciata? confermò Ruggero.
Alessia iniziò a lavorare in cucina, prima come aiuto, poi come assistente chef, grazie alla sua abilità con il coltello.
Dovrai studiare, le propose il direttore, appena sistemeremo la questione della tua casa, ti iscriverò a un corso di cucina.
Passò del tempo e Ruggero chiese ad Alessia di coprire una turnazione serale. Fu una fredda sera dautunno. Decise di tornare a casa, temendo di far preoccupare zia Tonia. Camminava nella zona illuminata dai lampioni quando, allangolo, ricomparve lufficiale Rossi, brandendo un coltello.
Non mi hai ascoltata. Non parlerò più con te, e non scherzo più. minacciò.
Alessia chiuse gli occhi, pensando alla madre. Allimprovviso, più agenti arrivarono, immobilizzarono Rossi e lo immobilizzarono.
Fermati! ordinò un sergente, mentre Ruggero e Michele si avvicinavano.
Ruggero la prese per mano e la condusse a casa. Abbiamo denunciato Rossi, era coinvolto in un traffico di case illegalmente. La polizia scoprì che molti abitanti vendessero immobili senza titolo. Grazie alle prove raccolte, il caso fu chiuso e i documenti di proprietà di Alessia furono ripristinati.
Michele festeggiò con lei, felice che la giustizia avesse prevalso. Alcuni mesi dopo, Alessia e Michele visitarono la tomba di sua madre. Michele si allontanò per permettere ad Alessia di parlare da sola.
Mamma, ora vivo nella nostra casa, mi sono sposata con Michele. Ha ristrutturato tutto, la casa è bella. Lui mi ama e io lo amo, è un bravo uomo. Il signor Ruggero mi ha promesso che, una volta finito il diploma, sarò al suo fianco in cucina. disse Alessia, guardando la foto di sua madre, sentendo quasi la sua presenza.
Così, camminando fianco a fianco con chi ama, Alessia scoprì che le strade più difficili diventano più corte, e che la solidarietà è lingrediente segreto per trasformare il dolore in speranza.







