— È tutto chiaro, ho capito, — rispose Vito, con tristezza. — Ci cacciano da casa nostra

È tutto chiaro, ho capito dissi con un sospiro. Mi stanno cacciando di casa.

Vittorio, noi e la mamma veniamo da te! mi chiamò Ginevra alle tre di notte.

Non venite, siamo a letto! risposi assonnato. Dormiamo!

Vittorio, non è uno scherzo! Trova un letto pieghevole per me, la mamma ha il suo letto! sbuffò Ginevra.

Non abbiamo letti pieghevoli, tutti i posti letto sono occupati! replicai, sbadigliando contagioso.

Stai scherzando? urlò la sorella al telefono.

Sorella, che vuoi da me? E perché venite a questora? Avete un appartamento, andateci a dormire!

Vittorio! interruppe Ginevra, irritata. Devi farci entrare per la notte! Non abbiamo altrove dove andare!

Che è successo? chiesi innocente, allontanando la moglie.

Coprendo il ricettore, dissi: Anna, è la mamma e la sorellina! Vengono a farci visita!

Non potevate venire in un altro momento? chiese Anna sonnolenta.

Che coincidiamo nei pensieri! sorrisi.

Ginevra continuava a spiegare, tra sospiri, sbuffi e grida.

Basta, parla chiaro! dissi.

Vittorio! La porta è bloccata!

Davvero? chiesi.

Prima il lucchetto si è inceppato, poi le cerniere hanno storto e non chiudeva più; quando ho provato ad aiutarla con la spalla, si è incastrata e il lucchetto non gira più! raccontò Ginevra, iniziando a piagnucolare. E noi eravamo in pigiama a far visita al vicinato! Sai che i vicini sono proprio dei rottami.

Interessante! risi di gran voce. Le porte del risarcimento vi hanno beccato!

Mia moglie, che ascoltava la telefonata, scuoteva teatralmente la testa, coprendosi la bocca per non sbadigliare. In realtà voleva ridere a crepapelle, ma non voleva disturbare il mio discorso.

Vittorio, dobbiamo aspettare il mattino e poi chiamare un fabbro! Chiamaci un taxi e paga con la carta, abbiamo i soldi in casa!

Allora venite o aspettate? volsi a chiarire.

Non fare lo stupido! strillò Ginevra. Siamo qui come due galline sotto queste dannate porte!

Da piccoli i genitori amano tutti i figli allo stesso modo, dandogli ciò che possono. Quando i bambini crescono, nascono i favoriti, o qualcuno è amato di più, e laltro di meno. Lo stesso vale per le cure: chi è preferito riceve di più, gli altri solo il resto.

Quando ho deciso di sposarmi, la sorellina Ginevra subito ha sollevato la questione che nella nostra casa condivisa non dovessero stare io e la mia giovane moglie.

Vittorio, per me quella è tua moglie, per me è una suocera estranea! Io, tra laltro, ho casa tua! Voglio muovermi, parlare e fare quello che mi pare!

E chi ti impedisce? rimasi sorpreso.

La sola presenza di una persona straniera mi mette a disagio! dichiarò, citando saggezza trovata in rete.

Che disagio? increspai la fronte. Io e Anna siamo al lavoro tutti i giorni! Di mattina, mentre usciamo, voi e la mamma dormite ancora; di sera, siamo a cena e poi torniamo in camera nostra!

Certo! sbuffò Ginevra. E non uscite dal bagno, vi dovrete occupare di faccende private? Io potrei essere in palestra a fare yoga!

Credimi, non ci sarà nulla di divertente per noi! osservai. E chi ti guarderà?

Vittorio! gridò Ginevra, poi chiamò la mamma. Diccelo! Perché vogliamo una donna estranea in casa?

Ginevra, intervenne la nonna Nina, è la moglie di Vittorio, ma noi la consideriamo una nuora! È quasi parentela.

È lontano, è parentela di un villaggio, ma per legge è una persona estranea! Mamma, non voglio vivere in una comune!

Nina, come al solito, amava di più la figlia perché il figlio le ricordava un marito che laveva abbandonata. Si schierò dalla figlia, con delicatezza:

Vettorino, ti vogliamo bene, ma la tua Anna quasi non la conosciamo. Ci incontreremo, ma linizio dovrebbe essere diverso, non convivendo subito. Tu sei luomo di casa! Non è giusto se rimani sul collo di mamma! I vostri bambini arriveranno, Ginevra è ancora giovane! Forse di notte organizzerete amici, e voi con i bimbi saranno gli ultimi a litigare, ma siete parenti!

È tutto chiaro, ho capito ripetei, triste. Mi stanno cacciando di casa!

Vittorio, nessuno ti caccia disse la mamma. È solo per evitare problemi!

Puoi vivere senza moglie disse Ginevra, ma con la moglie, andate per la vostra strada!

Anna capì subito che qualcosa non andava tra me, la mamma e la sorella, perché dopo il matrimonio avevamo pianificato di vivere con loro per accumulare la caparra dellappartamento. Tre settimane prima del matrimonio, però, traslocai con la giovane moglie in un monolocaletto in affitto.

Anna comprese la situazione ma non si intromise. Anche lei non era felice di condividere la casa con i parenti di Vittorio, ma per amore di lui accettava la pazienza necessaria.

Non è andato come previsto, ma va bene confidò a unamica. Vittorio è sempre così triste.

Anna, non mischiare le mani! consigliò Katia. Così sarai più sana!

Io sarò, ma è davvero difficile per Vittorio!

È per questo che sei moglie, per sostenerlo! Ora sei famiglia sua, loro sono solo parenti!

Forse ero troppo cedevole, ma dimenticai rapidamente loffesa, perché la vita di famiglia mi travolgeva. Dovevo sistemare la casa, e poi Anna mi fece un figlio.

Non ci porta più davvero avanti dissi sconsolato. Non riusciremo a mettere da parte niente. Continueremo a sopravvivere senza risparmiare.

Anchio la penso così rispose Anna. Quando arriva la rata, dobbiamo pagarla, voglia o no!

Presi un mutuo trentennale. Volevamo ventanni, ma il pagamento avrebbe prosciugato ogni svago.

Dopo quattro anni dal nascite di Tolomeo, la gioia svanì. Il secondo figlio, Romolo, arrivò con un grido di gioia.

Niente! dicevo. Ce la faremo!

Certo, amore mio! rispondeva la moglie. Dove andiamo a trovare?

Quando Romolo compì cinque anni, riuscimmo a prendere due buoni per una casa vacanze. Quasi non andavamo mai in vacanza, al massimo a casa dei parenti in campagna, ma neanche il lavoro in giardino poteva esser considerato vacanza.

Allora:

Anna! Cè una piscina, trattamenti, discoteca per i più di trentanni, cinque pasti al giorno! È una vita da re!

E i bambini?

Con una piccola aggiunta li possiamo portare, ma forse anche loro prenderanno una pausa.

Li mettiamo in una stanza con TV o li portiamo a casa di mia madre? chiese Anna con un sorriso.

Era solo una battuta: non avrei mai lasciato i bambini incustoditi, tra lavoro, giardino e faccende domestiche. Li avrei chiuso in una stanza con la TV e li avrei nutriti a orari fissi.

Mamma, dissi, posso portare i bambini da voi per una settimana? Vogliamo andare in vacanza.

E dove, Ginevra? chiese la sorella, senza lasciarmi parlare.

In una struttura termale fuori città risposi. Non ci riposiamo da otto anni.

Quindi siete al terme, e noi dobbiamo sorvegliare i tuoi banditi? sbottò Ginevra. Che bella prospettiva!

Mamma continuai a parlare con lei, non con la sorella Sono ragazzi tranquilli! Basta nutrirli, vestirli, metterli a letto in tempo. Gli altri quasi si arrangiano da soli.

Hmm rifletté Nina.

No, Vittorio! ribatté la sorella per la madre. Abbiamo appena rifatto il bagno, cambiato i mobili! Sai quanto costa!

E i figli romperanno tutto? E poi devi rimborsare? Inoltre, a volte un uomo entra in casa. Non cerano più bambini!

Mamma! dissi, perdendo lultima speranza.

Figlio, il nostro bagno è nuovo, e Ginevra sta sistemando la sua vita. Voi siete una famiglia, risolvete i vostri problemi!

Grazie, mamma! pronunciò Vittorio a pezzi.

Andammo ai termali con i bambini, e non parlai più di parenti per un po. Mi fermai.

Poi, allimprovviso, la paga fu trattenuta e dovemmo pagare la rata del mutuo. Chiesi un prestito di trequattro giorni a mamma e sorella.

Figlio, non abbiamo… rispose Nina, guardando la figlia.

Ce lho intervenne Ginevra, accarezzandola. Non ti preoccupare!

Mi hai salvato! sospirai sollevato.

No! affermò Ginevra. Ti salverai da solo; noi teniamo quei soldi per la porta dingresso! Il misuratore arriverà tra una settimana. Dobbiamo pagare lanticipo e la manodopera!

Ginevra, cosa? rimasi sorpreso. Chiedo solo quattro giorni!

Non sai nemmeno come restituire! Tra una settimana devo dare soldi a qualcuno! Dopo cinque giorni il tecnico installerà la porta e dovremo pagare tutto!

Tu pagherai, Ginevra! mi irritai. La situazione è urgente! Il credito scade domani, la paga arriva dopodomani! Porterò i soldi subito, o li trasferirò sulla carta!

Parli bene, ma non intendo volare con la porta! Se ti ritardi ancora, cosa facciamo?

Andiamo subito dal notaio e sistemiamo tutto! Puoi persino immaginare penali al mille per cento!

Finché non ricevessi le tue multe, lofferta sulla porta scadrà! Allora, fratello, via, non lamentarti!

Riuscii a sistemare la questione, portai i soldi al vecchio amico notaio e li versai prima del termine. Però mamma e sorella finirono nella lista nera dei miei contatti.

Raccontai tutto ad Anna, che mi rispose con una frase che aveva letto da qualche parte:

Luomo saggio non si vendica, ma aspetta che la vita lo faccia per lui.

Lattesa non fu lunga

Ecco, siediti! dissi. Non ho soldi sulla carta! E non ho voglia di cercare aiuto per i parenti!

Sei pazzo! Siamo i tuoi parenti!

E le porte! osservai. Le vostre porte sono state lultimo accento, dopo cui non voglio più parlare con voi!

Come ti vergogni, figlio, di abbassarti così! esclamò la madre.

Non è vendetta, replicai. Ho appena iniziato a restituire i debiti!

Non ci hai mai preso nulla? chiese Ginevra, senza capire.

Ho preso il vostro affetto, dissi. Il vostro amore, la vostra cura, la vostra attenzione! Ora vi restituisco tutto nella stessa misura!

Chiusi la chiamata e spensi il telefono.

Non è stata vendetta, ma un debito.

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