Tutto ha il suo prezzo! Ora sono solo come un cane…

Tutto ha un prezzo! Ora sono solo, come un cane…
Scrive un uomo solo, che ha superato i settanta. Voglio raccontare la mia storia, che forse servirà da monito per gli altri.

Abito in una grande città di provincia, ma intorno a me ci sono solo volti sconosciuti. Le mura antiche della mia casa non hanno più quell’aura familiare, e le strade, dove un tempo camminavo con passo sicuro, ora sembrano deserte e fredde. Nessuno mi aspetta, nessuno si preoccupa di me. Questa è la paga per il passato…

Mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Il volto è cadente, i capelli sono bianchi da tempo, le spalle curve, gli occhi spenti. Dov’è quell’uomo che viveva a mille all’ora, amava le donne, i festini rumorosi e la bella vita? Dov’è quel bon vivant sicuro di sé, convinto che il mondo fosse ai suoi piedi? Ora al suo posto c’è un vecchio stanco, inutile a chiunque…

I peccati del passato
Una volta fui un donnaiolo, un fortunato del destino. Mi piacevano le donne belle, le incantavo con facilità e poi le dimenticavo altrettanto rapidamente. “Si vive una sola volta, bisogna prendere tutto dalla vita”, mi ripetevo. E mi sembrava di avere ragione.

Avevo una moglie, Caterina, una donna buona e paziente. Ha sopportato quindici anni di matrimonio, anche quando non le concedevo un attimo di tregua. Sparivo di notte, tornavo ubriaco, e spesso portavo a casa qualche ragazza di poco conto. Caterina taceva, sopportava, sperava che un giorno mi sarei rimarginato.

Ma non pensavo di fermarmi. Credevo che lei non l’avrebbe mai lasciato, che fosse fatta per sopportare. Come poteva andarsene? Io ero affascinante, allegro, avevo i soldi. Un giorno però Caterina mi mise davanti a una scelta: o cambiavo, o lei se ne andava. Io sorrisi: «E dove andrai, cara?»

Scoprì che sapeva dove andare. Un giorno raccolse le sue cose, prese i figli e partì dall’altra parte d’Italia, senza litigi, senza scenate. Se ne andò, per sempre.

All’inizio non ci diedi peso. Continuai a vivere come prima, ricordandomi di tanto in tanto di moglie e figli. Non pagai regolarmente gli alimenti, e loro non mi cercarono più. Decisi di fare loro una sorpresa a Natale, mandando dei regali. Dopo pochi giorni il pacco tornò indietro…

Scrollai le spalle, disdegnai. «Tranquillo, ritorneranno». Ma gli anni passarono e il telefono rimase muto.

Vecchiaia solitaria, giudizio spaventoso
Non pensai alla vecchiaia. Da giovane credevo che la vita sarebbe rimasta sempre così. Non amavo il lavoro stabile, preferivo il divertimento. Cambiavo mestiere appena ne avevo l’occasione, per non fermarmi. Ridevo di chi metteva da parte i soldi, costruiva case, pensava al futuro.

Ora la mia “vita libera” si è ridotta a una minuscola pensione, che a stento copre le medicine. Non mangio più un pasto caldo da tempo. A volte mi addormento affamato, ma a lamentarmi non c’è nessuno.

Di recente incontrai un vecchio amico per strada. È invecchiato, ma appare curato, sicuro, sereno. Ha una casa, una famiglia, dei figli. Mi diede una pacca sulla spalla e disse:

— Nicola, eri un re, ma che cosa sei diventato?…

Non trovai risposta. Un nodo si bloccò in gola. Tutto quel che mi resta sono ricordi e rimpianti. Non voglio che mi si abbia compassione. Tutto quello che è accaduto è colpa mia.

Mentre gli altri fondavano famiglie, io bevevo nei bar con amici di facciata.
Mentre gli altri risparmiavano, io spendevo per le amanti.
Mentre gli altri pensavano al domani, io pensavo solo alle notti di divertimento.

Ora, quando avrei bisogno dei figli, non oso più chiamarli. Forse ho già dei nipoti, ma morirò senza aver visto i loro volti.

Consiglio tardivo a chi può ancora rimediare
Non ripetete i miei errori. Non date per scontata l’età della giovinezza. Non date per scontato che la famiglia sia un dato di fatto. Amate chi è vicino, custodite i vostri cari.

Perché un giorno potreste ritrovarvi in un appartamento vuoto, dove anche l’eco non risponde al vostro «Ciao».

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