A mio marito non piaceva affatto essere colto in situazioni buffe, perché teneva molto alla sua immagine da uomo tutto dun pezzo. Per questo mi avvicinai piano alla porta del bagno, godendomi la scena che mi si offriva davanti agli occhi, poi mi voltai e mi nascosi dietro il muro… Probabilmente avrei riso fino alle lacrime:
«Sei un bravo gattino? Dimmi miao!
Sei un gattino perfetto? Dimmi miao…
Sei il mio gattino adorato? Dai, dimmi miao!»
Mio marito, Lorenzo, intonava piano queste parole mentre insaponava il nostro gatto. Di solito quella bestiola resisteva, graffiava, mordicchiava e si disperava, ma stavolta… forse gli piacevano le canzoncine, oppure era semplicemente sotto shock.
«Ti laviamo il dorso dai, dimmi miao…
Ti laviamo le zampine su, dimmi miao…
Ti laviamo la coda forza, dimmi miao…»
«Miao» fece piano il gatto, quasi sussurrando.
Io, dietro la parete, non riuscivo più a controllarmi dalle risate… Ancora oggi mi pento di non aver ripreso quella scenetta: anche se, sinceramente, con un video simile in mano probabilmente non sarei sopravvissuto!
Che cè, non ti va? Dai, ti canto qualcosaltro! continuò Lorenzo.
«Miao» rispose il micio.
Per qualche secondo Lorenzo tacque; poi, continuando a strofinare il gatto ormai più rassegnato che spaventato, attaccò a cantare sottovoce:
«Di nuovo la pioggia,
Disegna sul vetro bagnato
Il tuo volto triste, oh Madonnina»
Io ridevo così tanto che le lacrime ormai mi scendevano giù senza riuscire a fermarmi.
E in quel momento mi resi conto che Lorenzo, in tutti quegli anni insieme, non mi aveva mai cantato una canzone. Non era mai stato particolarmente romantico, ma aveva tanti altri pregi. Però… al gatto sì che dedicava serenate! Forse ci sarei rimasto male, se non fosse stata una scena così esilarante.
Nel frattempo, la nostra «madonnina» fece ancora un miagolio flebile e malinconico, e Lorenzo partì con «Le colline sono in fiore».
Mi resi conto che dovevo scappare dal bagno, altrimenti mi avrebbe scoperto a spiarlo. Era quasi il momento di finirla coi bagni e di asciugare il gatto.
Avevo quasi riacquistato un po di padronanza, ma…
«Din don la tivù,
Din don la tivù,
Din don la tivù…»
E non resistetti più: conclusi cantando:
E ci sono due ometti blu!
Strisciando via dal bagno, crollai sul divano sommerso dalle risate.
Non so se in bagno continuarono a cantare, perché non ce la facevo più dal ridere. Dopo qualche minuto entrarono in salotto due maschi offesi e dallaria superba, mi lanciarono unocchiata risentita e sospettosa. Io preferii nascondermi nella federa del cuscino, agitato dai singhiozzi per il tanto ridere.
Il gatto e Lorenzo mi degnarono di uno sguardo altezzoso e se ne andarono con molta dignità in cucina.







