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012
Ho letto molte storie di donne infedeli e, pur cercando di non giudicare, c’è qualcosa che sinceramente non riesco a comprendere. Non perché mi senta migliore di altri, ma semplicemente perché per me il tradimento non è mai stato una tentazione. Ho 34 anni, sono sposata e conduco una vita assolutamente normale. Frequento la palestra cinque volte a settimana, sto attenta a ciò che mangio e amo prendermi cura di me stessa. Ho i capelli lunghi e lisci, mi piace apparire curata e so di essere una donna attraente: la gente me lo fa notare e lo percepisco dagli sguardi. In palestra, ad esempio, non è raro che qualche uomo provi ad attaccare bottone con me. Alcuni chiedono consigli sugli esercizi, altri fanno commenti travestiti da complimenti, altri ancora sono più diretti. Accade la stessa cosa quando esco con le mie amiche per un aperitivo: si avvicinano, insistono, mi chiedono se sono sola. Non ho mai finto che questo non accada; al contrario, lo noto. Ma non ho mai superato il limite. Non perché ne abbia paura, ma perché semplicemente non lo desidero. Mio marito fa il cardiologo e lavora moltissimo. Ci sono giorni in cui esce di casa quando è ancora buio e rientra quando stiamo già cenando, o anche più tardi. La maggior parte del tempo resto da sola in casa per quasi tutta la giornata. Abbiamo una figlia, mi occupo di lei, della casa, della mia routine. Di fatto, potrei dire che ho “spazi” per fare ciò che voglio, senza che nessuno se ne accorga. Eppure non mi è mai passato per la testa di usare quel tempo per tradirlo. Quando sono sola, tengo la mente impegnata. Mi alleno, leggo, sistemo casa, guardo serie TV, cucino, esco a camminare. Non sto lì a cercare quello che mi manca, né ho bisogno di conferme dall’esterno. Non dico che il mio matrimonio sia perfetto, perché non lo è. Litighiamo, abbiamo delle divergenze, capita la stanchezza. Ma c’è una cosa fondamentale che rimane: la mia onestà. Non vivo nemmeno con costanti sospetti nei confronti di lui. Mi fido di mio marito. So chi è, conosco la sua routine, il suo modo di pensare, il suo carattere. Non vivo controllando il telefono o immaginando scenari. Anche questa serenità conta. Quando non cerchi una via di fuga, non hai bisogno di porte sempre aperte. Per questo, quando leggo storie di tradimento – non con giudizio, ma con curiosità – mi sembra evidente che non sia solo questione di tentazione, bellezza, tempo libero o attenzioni altrui. Nel mio caso, semplicemente non è mai stata un’opzione. Non perché non potrei, ma perché non voglio essere quel tipo di persona. E questo mi fa sentire serena. Voi che cosa ne pensate sull’argomento?
Ho ascoltato tante storie di donne che hanno tradito e, pur cercando di non giudicare, cè qualcosa che
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02
Come ho fatto sfigurare mia suocera davanti a tutti: ancora oggi se lo ricorda, anche dopo tanti anni!
Diario di Lucia, giugno 2007 Come ho fatto fare una figuraccia a mia suocera (credo che se lo ricordi
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Il mio secondo marito si è rivelato un uomo straordinario: non ha badato a spese per prendersi cura di me e di mio figlio, comprando tutto ciò di cui avevamo bisogno
Il mio secondo marito si è rivelato un uomo straordinario, capace di aprire il portafogli senza troppi
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041
Mio marito ha invitato sua madre a vivere da noi per tutto gennaio: io ho fatto le valigie e me ne sono andata. Una storia italiana su famiglia, confini e il coraggio di scegliere la propria serenità.
10 gennaio Oggi scrivo con il cuore ancora pesante. Mio marito, Lorenzo, mi ha comunicato senza alcun
Divorziato in tarda età alla ricerca di compagnia, ma una risposta inaspettata ha stravolto la mia vita
Divorziare a sessantotto anni non fu un gesto romantico né una crisi di mezza età. Fu ammettere con me
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02
Dopo 12 anni di matrimonio, mia moglie mi ha chiesto di portare un’altra donna a cena fuori e al cinema: la storia di una serata speciale con mia madre, rimasta vedova da 19 anni, che non dimenticherò mai
Dopo dodici anni di matrimonio, mia moglie mi disse che avrebbe voluto che io uscissi a cena e al cinema
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0213
Non potrò mai diventare tua mamma né potrò amarti, ma mi prenderò cura di te e non devi rimanerci male. Perché da noi starai comunque meglio che in orfanotrofio. Oggi è stato un giorno pesante. Ivan ha dovuto seppellire sua sorella. Anche se difficile, era pur sempre di famiglia. Non si vedevano da quasi cinque anni, ed ecco una tragedia. Vika, come poteva, sosteneva il marito, cercando di farsi carico della maggior parte delle incombenze. Ma dopo il funerale li aspettava un’altra questione importante. Iryna, la sorella di Ivan, aveva lasciato un figlio piccolo. E tutti i parenti presenti quel giorno si sono subito aspettati che la responsabilità ricadesse sul fratello minore di Iryna. Chi, se non lo zio, avrebbe dovuto occuparsi del bambino? Era una cosa data per scontata, nessuno ha sollevato discussioni: sembrava l’unica soluzione giusta. Vika capiva tutto, e non era proprio contraria, ma c’era un “ma”. Non aveva mai voluto figli, suoi o, tantomeno, degli altri. Aveva preso questa decisione molti anni prima. Lo aveva detto chiaramente a Ivan prima delle nozze, e lui aveva preso la cosa con leggerezza. E chi si preoccupa dei figli sui vent’anni? Dicevano: “No, vivremo per noi stessi”, così avevano deciso dieci anni fa. Ora però le toccava accogliere una persona completamente estranea. Non c’erano alternative. Ivan non avrebbe mai accettato di mandare il nipote in orfanotrofio, e Vika nemmeno avrebbe trovato il coraggio di parlarne. Sapeva che non avrebbe mai amato quel bambino, né tantomeno avrebbe potuto sostituirgli la madre. Il ragazzino, Vladimir, era sorprendentemente maturo e sveglio, e Vika decise di dirgli subito la verità. – Vladimiro, dove preferisci vivere, con noi o in orfanotrofio? – Voglio vivere a casa, da solo. – Ma non ti lascerebbero vivere da solo. Hai solo sette anni. Devi scegliere. – Allora con zio Ivan. – Va bene, verrai con noi, ma devo dirti una cosa. Non potrò essere tua mamma né potrò amarti, ma mi prenderò cura di te e non devi offenderti. Starai comunque meglio che in orfanotrofio. Sbrigate le formalità principali, tornarono a casa. Vika pensava che, dopo quella conversazione, non avrebbe più dovuto fingere con Vladimiro di essere una zia premurosa e che avrebbe potuto essere semplicemente sé stessa. Cucinarli, lavarli e aiutarlo con i compiti non era un problema, ma dare il suo cuore, quello no. Il piccolo Vladimiro non dimenticava mai che non era amato e, per non essere rimandato in orfanotrofio, cercava di comportarsi sempre bene. Gli fu assegnata la stanza più piccola. Prima bisognava sistemarla. La scelta di carta da parati, mobili, decorazioni: era quello che Vika adorava. Si dedicò con entusiasmo all’arredamento della cameretta. A Vladimir permisero di scegliere la carta da parati, tutto il resto lo scelse Vika. Non badò a spese, non era avara, semplicemente non amava i bambini, quindi la stanza venne davvero bella. Vladimiro era felice! Peccato solo che sua mamma non potesse vedere la nuova stanza. E chissà, se solo Vika avesse potuto amarlo. Era brava, buona, solo che non amava i bambini. Spesso Vladimir ci pensava, prima di addormentarsi. Sapeva gioire di ogni cosa, anche dei piccoli gesti. Circo, zoo, giostre: il bambino esprimeva la sua felicità con tale sincerità che Vika cominciò a divertirsi anche lei. Le piaceva stupirlo e osservare la sua reazione. In agosto avrebbero dovuto andare al mare, lui e Ivan, e Vladimiro sarebbe dovuto restare dieci giorni con una parente stretta. Ma quasi all’ultimo momento Vika cambiò idea. Improvvisamente desiderò che il bambino vedesse il mare. Ivan rimase sorpreso, ma in fondo ne fu molto felice: aveva ormai legato tantissimo con Vladimir. E Vladimir era quasi felice! Se solo lo avessero amato… Ma almeno avrebbe visto il mare! Il viaggio fu un successo. Il mare caldo, la frutta succosa e l’umore alle stelle. Ma come sempre, le cose belle finiscono, e anche la vacanza volse al termine. Ricominciano le solite giornate: lavoro, casa, scuola. Qualcosa però era cambiato, c’era una nuova sensazione nell’aria: il movimento della vita, una gioia impercettibile, attesa di un miracolo. E il miracolo arrivò. Vika tornò dal mare con una nuova vita dentro di sé. Dopo anni in cui avevano evitato queste “sorprese”, era successo. Non sapeva cosa fare. Dirlo a Ivan o risolvere tutto da sola? Dopo Vladimiro, non era più certa che il marito fosse davvero “childfree”. Si era, anzi, innamorato del ragazzo, passava tempo con lui e lo portava perfino a vedere le partite. No, un cambiamento lo aveva affrontato, ma il secondo non era pronta. Così prese una decisione difficile. Era in clinica quando arrivò la chiamata dalla scuola. Vladimiro era stato portato via in ambulanza con sospetto di appendicite. Tutto rimandato, per ora. Volò in ospedale. Vladimir era pallido e tremava; quando vide Vika, scoppiò in lacrime. – Vika, non andare via, ho paura. Stai con me come se fossi mia mamma, solo per oggi, ti prego. Poi non ti chiederò mai più nulla. Il bambino si aggrappò forte al suo braccio, le lacrime non si fermavano più. Sembrava in preda a una vera crisi isterica. Mai visto piangere così, tranne che al funerale. Ora era inconsolabile. Vika gli strinse la mano contro la sua guancia. – Dai tesoro, resisti un po’. Arriverà il dottore, andrà tutto bene. Io sono qui con te, non ti lascio. Dio, quanto lo amava proprio in quel momento. Quegli occhi pieni di meraviglia erano la cosa più importante che avesse. “Childfree”, che sciocchezza. Quella sera avrebbe detto tutto a Ivan riguardo al bambino in arrivo. La decisione l’aveva presa stringendo la mano dolorante di Vladimir. Sono passati dieci anni. Oggi è quasi un anniversario per Vika: ha compiuto 45 anni. Arriveranno ospiti e auguri. Ma per ora, davanti a una tazza di caffè, si lascia prendere dai ricordi. Come è volato veloce il tempo. Addio giovinezza. Oggi è una donna, una moglie felice e mamma di due splendidi figli. Vladimir ha quasi 18 anni, Sofia dieci. Non rimpiange nulla. O forse sì: una cosa la rimpiange moltissimo. Quelle parole sulla non-amore. Quanto vorrebbe che Vladimir non le ricordasse mai, né le raccontasse mai a nessuno. Da quel giorno in ospedale, ha cercato spesso di dirgli “Ti voglio bene”, ma se il ragazzo avesse davvero dimenticato quelle prime confessioni, non ha mai avuto il coraggio di chiederglielo.
Non potrò mai essere tua madre, né potrò amarti, ma mi prenderò cura di te, e tu non dovrai prendertela con me.
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08
Mia nonna non era pronta a diventare bisnonna e mi ha profondamente ferita con le sue parole: anche se abitiamo vicine e siamo sempre state molto legate, quando le ho annunciato la gravidanza invece di sostenermi mi ha detto che non si sente in grado di occuparsi del bambino, lasciandomi amareggiata e delusa
Mia nonna non era pronta a diventare bisnonna, e con le sue parole mi ha ferito profondamente.
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078
Il milionario si ferma su una strada innevata di Milano… e non crede ai suoi occhi
Mi sono fermato ieri sera su una strada innevata di Brera, il motore del mio Maserati urlava al contact
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0183
Gli ospiti erano sempre in casa, ma c’era solo da bere: bottiglie ovunque, niente cibo, neanche una briciola di pane. Sul tavolo solo mozziconi e una scatoletta vuota di sgombro. L’unica speranza di Lello, un bambino di sei anni coi piedi gelati e le scarpe rotte, era trovare un po’ di soldi raccogliendo bottiglie sui marciapiedi innevati per comprare una bella brioche. Ma la speranza svanisce quando un uomo gli porta via tutto ciò che aveva raccolto. Vagando senza meta, Lello si rifugia in un androne dove una donna dal sorriso buono, di nome Lilia, lo accoglie in una casa calda e lo tratta come un figlio, finché la sua vera madre – stanca e arrabbiata – lo reclama con freddo diritto. Gli anni passano: Lello finisce in orfanotrofio e la sua anima trova sollievo solo nel disegnare un castello bianco sotto la neve. Un giorno arriva una giornalista che si chiama proprio Lilia: il nome magico riaccende la sua fiducia e la sua storia viene pubblicata sul giornale. È così che la “fata buona” lo ritrova e la vita di Lello cambia: grazie all’amore di Lilia, trova finalmente una casa, la felicità e un futuro. Ora Lello è adulto, laureato, felice e grato per quella donna che lo ha scaldato con il suo cuore proprio quando ne aveva più bisogno.
In casa cerano ospiti. Da loro ospiti cerano sempre, quasi quanto il parmigiano sulle lasagne domenicali.