Quando avevo dieci anni e un fratello di dodici, che trascorreva la maggior parte del tempo giocando in piazza con gli amici, comunicavamo poco. Io, invece, aiutavo la mamma con le faccende di casa, mentre papà, operaio in una fabbrica, rientrava spesso a notte fonda. Ci ritrovavamo a tavola nella nostra sala da pranzo, poi papà si infilava le scarpe di cuoio lucido, rimaneva a lungo davanti allo specchio e usciva di casa senza dire una parola. Mamma fissava sempre la porta dopo la sua uscita, lasciandomi a indovinare il motivo di quellespressione e dove andasse papà ogni sera.
Una sera, spinto dalla curiosità, ho deciso di seguirlo quando è uscito. Lo vidi dirigersi verso il Teatro Comunale di Bologna e entrare nelledificio con passo sicuro. Ho esitato un momento ma, alla fine, ho varcato anche io la soglia. Dentro, ho incontrato una donna elegante, che riconobbi subito: era una famosa cantante dopera italiana che avevo visto sulle locandine. Mi ha fatto un cenno gentile e mi ha invitato a seguirla nella sala gremita.
Con mio grande stupore, mio padre era sul palco, impegnato in un’aria come tenore. Questo suo talento era rimasto celato a tutti, compresa me. Cantava con un’intensità sorprendente, ignaro della mia presenza tra il pubblico. Mi sono sentita sopraffatta dallorgoglio e la commozione mi ha fatto brillare gli occhi. La sala lo ha applaudito a lungo, e alla fine del suo esibizione è stato avvolto dai fiori. Dopo il concerto, abbiamo passeggiato nel giardino di Piazza Maggiore, entrambi sorridenti e leggeri.
Rientrando a casa, ho sussurrato alla mamma che papà non aveva unamica segreta; lei mi ha sorriso appena e mi ha detto piano: Lo so. Era chiaro che fosse a conoscenza del suo dono nascosto e del motivo delle sue uscite serali.
Da quel giorno, sono stata orgogliosa delle straordinarie qualità di mio padre, custodendo con cura il nostro piccolo segreto e sentendomi infinitamente grata per la gioia che ci ha donato con il suo talento.





