Una cara conoscente è disperata: suo figlio ha deciso di sposare una ragazza che non fa parte del “n…

Oggi mi sento di nuovo tirata su una questione spinosa: una mia conoscente è disperata perché il figlio vuole sposare una ragazza che non appartiene al nostro giro. La capisco, anche io sono madre, e mi sarei preoccupata allo stesso modo
Eppure, non posso fare a meno di pensare alla storia di una certa Signora Bianchi.
Il figlio, allimprovviso, la mise davanti al fatto compiuto: Questa è Martina, ci siamo sposati.
Pensate che la famiglia dei Bianchi vantava studiosi, due professori universitari, una coreografa, un primario di cardiologia, un ingegnere capo, una critica letteraria e via dicendo.
Invece la ragazza Di origini oscure, certo non bene educata; padre scomparso da tempo, madre mungitrice in una stalla (una mungitrice, vi rendete conto!), titolo di studio: muratrice e intonacatrice, aspetto trascurato, modi ancora peggio. Pareva che il destino avesse proprio voluto tirare un brutto scherzo.
Devo ammettere, però, che Martina si comportava in modo più che discreto: silenziosa, a stento si faceva notare, sgusciava nei corridoi senza farsi sentire.
Vedrai, diceva lamica di Bianchi, Arianna, appena mette radici, verserai fiumi di lacrime.
Quando arrivò lautunno, il figlio partì per lavoro in America.
Solo a pensare a quella sciagurata che mi gira per casa mi passa la voglia di rientrare, si lamentava Bianchi con Arianna.
Per Capodanno il figlio tornò, e a marzo fece tre annunci: primo, in America gli avevano offerto un ottimo contratto. Secondo, lì aveva incontrato Elisa. Terzo, il giovedì stesso lui e Martina avrebbero divorziato e venerdì avrebbe preso laereo per gli Stati Uniti. Mamma, non preoccuparti, ti chiamerò spesso.
Lei, affranta, lo accompagnò, lo salutò agitando la mano.
Martina faceva le valigie: una borsa da viaggio, una della Coop tutto il suo patrimonio.
Sembrava proprio un cane bastonato.
La Bianchi allora, facendosi forza, le chiese:
Hai dove andare?
Martina, a mezza voce:
Tra un mese si libera un posto letto in dormitorio, per ora delle ragazze mi lasciano appoggiare la brandina nella loro stanza.
Bianchi la guardò bene in faccia e poi disse:
Un mese ancora lo passi qui, disfai pure le valigie.
E si diede della stupida.
Cosa che confermò anche Arianna, la solita amica.
La mattina Martina usciva presto per andare a lavorare in cantiere, tornava distrutta la sera, stanca morta, grigia di fatica. Provò a darle dei soldi per lalloggio, dichiarando fiera di guadagnare abbastanza.
Così trascorsero tre settimane. Poi Bianchi si ammalò allimprovviso, finì in ospedale per un mese e mezzo, ne uscì quasi per miracolo.
Il figlio telefonò un paio di volte, dicendo: Mamma, resisti. Ti mando una foto mia, di Elisa e delle Cascate del Niagara.
Elisa niente di che, onestamente, valeva proprio la pena?
Arianna veniva a trovarla raramente, tra famiglia e lavoro era sempre di corsa.
Martina le cucinava brodi, succhi di frutta, preparava polpette di pollo al vapore, la supplicava di mangiarne almeno un cucchiaio.
Troppo sospetta questa sua generosità, borbottava Arianna, sei sicura che non si sia già domiciliata lì da te? Non ti ha rubato mezza casa? Polpetta ne voglio? No? Sicura?
Quando la dimisero, Martina la accompagnò a casa, la aiutò fino al piano, poi scappò via perché doveva tornare in cantiere.
La casa era di una pulizia quasi irreale; in cucina, una nota: Gentile Signora Bianchi, grazie di tutto. Il pranzo è in frigo. Buona guarigione. M.
Con discrezione controllò i suoi risparmi: tutto era a posto.
Passò di là nella stanza del figlio: nessuna traccia di Martina.
Dopo una settimana, Bianchi percorse tutto il corridoio, bussò alla porta in fondo. Dentro tre letti, un tavolo, una brandina stipata sotto. Disse:
Quando ti farai la tua casa nuova, allora andrai via di qui, forza, prepara le cose che il taxi ti aspetta e il tassametro corre.
A settembre andarono insieme a comprare un cappotto per lautunno; la ragazza nemmeno aveva il necessario per coprirsi decentemente, le servivano anche stivali nuovi. Al centro commerciale incontrarono Arianna.
Arianna commentò: Una brava domestica come la tua ora non si trova nemmeno pagandola oro! E tu la hai pure gratis, Bianchi, ma che fortuna!
Bianchi rispose:
La tua sarà una domestica, la mia è una nuora. Andiamo, Martina, ci manca la borsa, vediamo anche dei pantaloni, io cerco una sciarpa.
Bianchi raccontava:
Ha messo da parte i soldi per il primo acconto tutta da sola, non mi ha chiesto nemmeno un euro. La casa è quasi pronta, sto cercando delle belle carte da parati per lei, ma non ha tempo di sceglierle Lavora giorno e notte, laltro giorno è arrivata a casa sfinita e, mentre io preparavo il tè, ha fatto appena in tempo a sedersi e si è addormentata così.
E poi:
Mi sto rovinando dalla preoccupazione: giovane, carina, lavoratrice e ora anche con una casa sua Martina non è mica una sciocca, però anche le ragazze più sveglie rischiano di cadere nelle mani sbagliate. Non mi fido, veramente non riesco a dormire, temo che finisca invischiata con qualche perdigiorno o qualche furbo, qualcuno non del nostro giro…

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Una cara conoscente è disperata: suo figlio ha deciso di sposare una ragazza che non fa parte del “n…
Sono felice di aver scelto di non avere figli. Ora ho settant’anni e non me ne sono mai pentita