Nuora sopporta la suocera: ecco a cosa può portare—La storia di Azzurra, una ragazza istruita e gentile, poco apprezzata dalla madre di Marco, che dopo anni di tensioni familiari si trova costretta ad accogliere l’ingombrante e invadente suocera in casa propria, tra gemelline, lavoro e mille difficoltà, scoprendo quanto sia difficile cercare di essere “quella giusta” in una famiglia che non ti accetta mai davvero

Due gemelli?! mi è sfuggito dalle labbra di Maria Antonietta.

Mi sono impegnata a non mostrare il mio vero stato danimo, ma dubito di esserci riuscita. Sapevo bene che non potevo aspettarmi alcun briciolo di sincerità da mia suocera. Maria Antonietta non mi aveva mai accettata, convinta che non fossi allaltezza di suo figlio. Eppure, tutti gli altri dicevano il contrario: che era proprio Marco ad essere fin troppo semplice per una come me.

Io ero Simona, per tutti sempre gentile e preparata. A ventitré anni avevo già una laurea in economia e lavoravo discretamente in una catena di cliniche private. Venivo sì da un paesino, ma mio padre dirigeva una cooperativa agricola e mia madre insegnava alluniversità locale. Nessuno poteva giudicarmi ignorante o maleducata. Ma per Maria Antonietta restavo una provinciale di poco conto.

Beh, auguri! Che fortuna… doppia fortuna! ha brontolato lei.

Ma di partecipare a questa fortuna Maria Antonietta non voleva proprio saperne. La mia gravidanza è stata parecchio difficile: minaccia di aborto, poi rischio di parto prematuro. Passavo più tempo in ospedale che a casa. Marco correva ogni giorno a trovarmi, ma sua madre, che abitava a due fermate di autobus, non mi ha mai degnato di una visita.

Neppure il giorno della dimissione si è fatta vedere. Marco lha invitata mille volte, ma non ha mai voluto venire nemmeno nei primi quaranta giorni.

Non sta bene! E se portassi uninfezione alle bambine? No, le conosco quando saranno più forti, da vera nonna.

Passati tre mesi, lho incontrata davanti al supermercato. Maria Antonietta mi ha rivolto un sorriso stirato, domandando tra i denti:

Come state, voi tre?

Ho risposto sinceramente sorridendo:

Sto portando a spasso le bimbe! Certo, il passeggino è gigantesco Ma laria fresca serve!

Lei ha annuito, pronta a svignarsela. Ma proprio in quel momento è comparsa una sua vecchia conoscenza, la signora Gabriella, che si è avvicinata tutta allegra.

Mariuccia! Ciao! Ma sono le tue nipotine queste?

Sì, Gabrie, le mie gioie più grandi!

Conoscevo Gabriella di vista, lho salutata timidamente.

Addirittura due! Che forza, Simona, come hai fatto?! Così minuta!

Simona è la nostra eroina, ha risposto Maria Antonietta.

Non potevo credere alle mie orecchie. Pochi istanti prima Maria Antonietta voleva scappare da noi e ora faceva la parte della nonna orgogliosa.

Gabriella e la suocera hanno iniziato a chiacchierare a raffica. Frasi sparse: che due gemelle sono una benedizione, che io me la cavo bene perché lei mi aiuta Ho sentito cose della mia vita che non sapevo neanchio! Finalmente, Gabriella si è ricordata che doveva andare

Devo correre in banca! State bene, ragazze!

Maria Antonietta ha aspettato trenta secondi, poi ha lasciato cadere la maschera. Si è girata e, con un cenno freddo, se nè andata.

Quella sera ho raccontato tutto a Marco, che si è limitato ad alzare le spalle.

Simo, è mia madre, che ti aspetti? Anche con noi era così. Raccontava a tutti che faceva i compiti con me fino a notte fonda in realtà guardava le sue fiction e non toccava nemmeno il mio diario. Diceva che stava ore a passeggiare con mia sorella Chiara per la salute, ma a portar fuori mia sorella ero io mentre lei si truccava. Non ci pensare troppo, ti prego!

Conoscevo a memoria tutte queste storie. Eppure ogni volta restavo stupita quando toccava a me diventarne protagonista.

***

Gli anni passavano, ma il cuore di Maria Antonietta non si ammorbidiva né verso i figli né verso le nipoti. Poi le accadde un guaio: scendendo dal taxi si è storta una caviglia e si è rotta una gamba. Ed è qui che, geniale come sempre, ha avuto unidea formidabile.

Vengo a stare da voi! ci ha annunciato senza tanti giri di parole.

Ci siamo scambiati uno sguardo, Marco e io, perfettamente consapevoli di quello che ci aspettava. Ma non potevamo dire di no.

Un incubo. Abbiamo dovuto lasciare la nostra camera matrimoniale alla suocera e trasferirci nella stanza delle bambine. Sembrava di avere un terzo figlio: bisognava cucinare e occuparsi di lei, aiutarla anche nei bisogni più semplici, correre in farmacia o al supermercato per ogni sua richiesta.

Le gemelle avevano due anni e mezzo e io provavo a tornare almeno part-time al lavoro, così le abbiamo iscritte allasilo. Ogni mattina era una battaglia: le bambine volevano restare a letto, si aggrappavano a noi come koala, piangendo e protestando. Un dramma quotidiano.

Una mattina, mentre ci preparavamo in fretta e furia, il telefono di Marco squilla. Era sua madre, dalla stanza accanto.

Mamma?! Perché telefoni, sei qui vicino!

Non riesco ad alzarmi, ho la gamba rotta

Mamma, hai la stampella!

Zitto, Marco! Per quello che ti devo dire non serve camminare!

Va bene, mamma. Dimmi in fretta

Non sopporto più tutto questo casino mattutino! Non riesco a dormire con voi che sbattete le porte e urlate, e quelle piccole sempre a strillare!

Marco è diventato rosso dalla rabbia. È arrivato alla nostra porta e lha spalancata, urlando:

Se vuoi dormire, allora tieni pure le bambine tutte per te! Ti va!?

Maria Antonietta è rimasta senza parole. Poco dopo ha fatto le valigie ed è tornata nel suo appartamento, senza aspettare nemmeno che togliessero il gesso. Marco non ne sembrava afflitto, ma io invece mi sentivo in colpa. Non volevo vedere mio marito litigare con sua madre, ma cosa avrei mai potuto fare?

***

Il venerdì di solito lavoravo solo mezza giornata. Uscivo dallufficio, andavo a prendere le bambine, facevamo merenda insieme e poi ci godevamo un film danimazione sul divano. Quella volta non era diverso. Avevo sparso i cuscini, acceso il proiettore, quando il campanello ha squillato.

Ho aperto la porta. Sulla soglia cera Maria Antonietta, con il piccolo Sandro per mano, il figlio di Chiara.

Signora Maria Antonietta, tutto bene?

Chiara me lo ha lasciato fino a stasera, ma devo scappare a fare delle commissioni! Puoi tenerlo per unoretta e mezza? Ti prego!

Sono rimasta perplessa. Sandro aveva sei mesi meno delle gemelle ed era un bambino tranquillo, perciò mi sono accovacciata e gli ho sorriso.

Sandrino, rimani un po qui con noi?

Lui ha annuito timido. Mi sono girata: Maria Antonietta era già allascensore.

Quando dobbiamo aspettarti?

Un paio dore al massimo!

E senza salutare né me né suo nipote, se nè andata.

***

Marco è tornato alle sette. Vedere il nipotino seduto in cucina a mangiare polpette lha lasciato di stucco.

Ehi, piccolo! Tutto a posto? Sei venuto in visita? Chiara dovè?

Il bambino ha salutato sorridendo; io, invece, ho sospirato pesantemente. Odio essere sempre quella da cui partono le polemiche, ma le cose bisogna dirle.

Tua madre lha portato qui, un paio dore diceva, e poi se nè andata per delle commissioni…

E da quanto va avanti questo paio dore?

Quasi cinque

Ho guardato Marco un po preoccupata.

E Chiara?

Non le ho scritto niente Non volevo mettere in difficoltà tua madre. In fondo, lei si è fidata di sua madre.

Marco è diventato paonazzo.

Simo, sei davvero troppo buona Ma così non va! E non ha lasciato detto dove andava?

Ho scosso la testa. Marco ha preso il telefono e ha chiamato sua sorella. Dopo averle spiegato che Sandro era da noi, Chiara ha promesso che sarebbe tornata al più presto.

***

Era quasi le otto e mezza. I bambini giocavano in cameretta, noi tre in cucina.

Allora, la aspettiamo ancora? I piccoli dovrebbero già andare a letto

Simo, una sera dormiranno un po più tardi. Ma con mamma dobbiamo chiarire.

Appena Marco ha finito la frase, il campanello ha suonato. Sono andata ad aprire.

Su, lasciami prendere Sandro! ha detto Maria Antonietta tutta sbrigativa.

Ho deglutito, ma alle mie spalle sono comparsi Marco e Chiara.

Mamma, ma davvero non ti importa di come ti comporti?

Come parlate a vostra madre?!

Non rigirare la frittata! Ti ho lasciato Sandro! A te, non a Simona Che pensavi di combinare?

Maria Antonietta ha sbottato a ridere.

Ma che problema cè, Chiara? Simona ha già due bambini, si arrangia benissimo. E io avevo da fare!

Marco ha preso un passo avanti.

Mamma! Ma che ho da fare? Tu pensi sempre e solo a te stessa! Le hai almeno chiesto se poteva?

Ma santo cielo, era proprio necessario chiederlo?

Marco ha insistito:

Dove sei stata oggi?

A quel punto è stata Chiara a ridere nervosamente.

Prima, secondo me, è andata dal parrucchiere, perché stamattina aveva i capelli più lunghi, e poi in un centro estetico a rifarsi le unghie Stamattina erano rosse, ora sono rosa!

Maria Antonietta è rimasta impacciata, senza parole.

Non provi neanche un po di vergogna? ha urlato Marco.

Lei taceva, fissandoci in silenzio.

Una volta ogni mille ti si chiede aiuto e scarichi il bambino su mia moglie?! Magari anche lei vorrebbe andare a fare le unghie! Magari anche lei vorrebbe un taglio nuovo!

Maria Antonietta allora è diventata paonazza, pronta a rimettere tutti al proprio posto:

Marco! Ma quale taglio, quali unghie? Tua moglie resterà sempre una poveretta cresciuta in periferia! Lo è sempre stata e lo sarà!

Per un attimo è calato il silenzio. Poi un urlo ha spezzato tutto:

Fuori di casa!

Marco ha preso la madre sottobraccio e, con un colpo deciso, lha accompagnata alla porta. Ha chiuso con forza e si è lasciato cadere su una sedia, a riprendere fiato. Quando ha rialzato la testa, ha visto che avevo le lacrime agli occhi. Lui e Chiara hanno cercato subito di consolarmi.

Sentivo dolore, rabbia, ma anche un certo sollievo: ora capivo che Maria Antonietta non teneva davvero a nessuno, né a me né ai suoi stessi figli. Non era un problema solo mio. Volevo essere gentile, ma con certe persone è inutile.

Da quel giorno, i rapporti con Maria Antonietta si sono quasi azzerati. Marco e Chiara, se necessario, le hanno dato una mano per qualche incombenza, ma ormai lei era fuori dalla nostra vita. Si è offesa molto per la reazione di Marco, ma lorgoglio di essere presente ha alla fine prevalso, e dopo mesi si è fatta risentire. Però non ha mai dato una mano con i nipotini.

Solo una volta, curiosando su WhatsApp, ho visto la sua foto di profilo con tutti e tre i nipoti e la scritta: Auguri a tutte noi nonne! A chi cresce i suoi nipoti!. Ho sorriso amaramente. Poi la sera Marco e Chiara hanno commentato questa ipocrisia così, che ridere è stato difficile da trattenere, anche se forse non avrei dovuto.

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Nuora sopporta la suocera: ecco a cosa può portare—La storia di Azzurra, una ragazza istruita e gentile, poco apprezzata dalla madre di Marco, che dopo anni di tensioni familiari si trova costretta ad accogliere l’ingombrante e invadente suocera in casa propria, tra gemelline, lavoro e mille difficoltà, scoprendo quanto sia difficile cercare di essere “quella giusta” in una famiglia che non ti accetta mai davvero
Ela ha tradito il marito una sola volta, prima delle nozze. Lui l’ha chiamata grassa dicendo che non entrava nel vestito da sposa.