Mi vergogno a portarti alla cena Davide nemmeno alzò lo sguardo dal cellulare. Ci saranno persone. Persone serie.
Chiara stava vicino al frigorifero, con una bottiglia di latte in mano. Dodici anni di matrimonio, due figli. E ora, si vergogna di me.
Metterò il vestito nero. Quello che mi avevi comprato tu.
Non è questione del vestito, finalmente la guardò. Sei tu il problema. Ti sei lasciata andare. I capelli, la pelle sei trascurata. Lì ci sarà Marco con sua moglie. Lei fa la stilista. E tu lo capisci anche tu.
Allora non vengo.
Così mi piaci. Dirò che hai la febbre. Nessuno farà domande.
Lui andò in bagno, e Chiara rimase immobile in cucina. Nella stanza accanto dormivano i bambini. Tommaso ha dieci anni, Lucia otto. Mutuo, bollette, riunioni con gli insegnanti. Si era sciolta in quella casa, mentre il marito iniziava a vergognarsi di lei.
Ma si può sapere, è impazzito? Serena, la migliore amica parrucchiera, la fissava scandalizzata, come se le avesse raccontato la fine del mondo.
Si vergogna a portare la moglie alla cena? E chi si crede di essere?
È diventato responsabile del magazzino. Promozione.
E adesso la moglie non va più bene? Serena versò lacqua bollente nervosa, quasi rabbiosa. Senti me. Ti ricordi cosa facevi prima dei figli?
Insegnavo.
Parlo daltro. Facevi gioielli. Con le perline. Ho ancora quella collana con la pietra blu. Me la chiedono tutti dove lho presa.
Chiara ricordò. Li creava di sera, quando Davide la guardava ancora con interesse.
Era tanto tempo fa.
Quindi puoi ricominciare, Serena si avvicinò. Quando è questa cena?
Sabato.
Perfetto. Domani vieni da me. Ti sistema capelli e trucco. Chiamiamo Paola lei ha abiti da sera. E i gioielli li porti tu.
Serena, però lui ha detto…
Ma che vada al diavolo con le sue regole! Tu vai a quella cena. E lui imparerà a temerti.
Paola portò un abito color prugna, lungo, con le spalle scoperte. Unora per le prove davanti allo specchio, sistemando le pieghe con le spille.
Con quel colore servono gioielli particolari, Paola le girava intorno. Largento non va, neanche loro.
Chiara aprì la vecchia scatola. In fondo, avvolto nella stoffa morbida, cera il set: collana e orecchini.
Avventurina blu, lavorazione a mano. Li aveva fatti otto anni prima per unoccasione speciale che non era mai arrivata.
Santo cielo, è un capolavoro, Paola restò senza fiato. Li hai fatti tu?
Sì.
Serena le fece una piega morbida, onde appena accennate. Il trucco, discreto ma deciso. Chiara indossò labito e chiuse i gioielli. Le pietre si posarono sul collo, fresche e importanti.
Guardati, Paola la spinse davanti allo specchio.
Chiara si avvicinò. Vide una donna che non lavava pavimenti e cucinava da dodici anni. Vide sé stessa. Quella che era stata.
Il ristorante sulla Darsena. La sala piena di tavoli, abiti eleganti, musica bassa. Chiara entrò tardi, come previsto. Tutti smisero di parlare un attimo.
Davide era al bancone, rideva a una battuta. La vide e si immobilizzò. Lei passò oltre senza guardarlo, sedendosi a un tavolo in fondo. Schiena dritta, mani composte sulle ginocchia.
Posso sedermi qui? È libero?
Un uomo sugli anni quaranta, abito grigio, sguardo intelligente.
Libero.
Mi chiamo Giulio, socio di Marco nellaltra attività. Fornai. Lei, se posso chiedere?
Chiara. Moglie del responsabile magazzino.
Lui guardò lei, poi i gioielli.
Avventurina blu? Fatta a mano, vedo benissimo. Mia madre collezionava pietre. Sono rarissime.
Li ho fatti io.
Davvero? Giulio si chinò incuriosito, osservando la lavorazione. Un gran lavoro. Li vendi?
No. Sono solo una casalinga.
Strano. Mani così non dovrebbero stare dietro ai fornelli.
Rimasero a parlare tutta la sera. Pietre, creatività, come le donne si dimenticano di loro stesse nella routine.
Giulio la invitò a ballare, le portò Prosecco, la fece ridere. Chiara vedeva lo sguardo di Davide dallaltro lato della sala. Sempre più scuro.
A fine serata, Giulio la accompagnò fino alla macchina.
Chiara, se vuoi tornare a fare gioielli, chiamami e le porse il biglietto da visita. Conosco chi li cerca, veramente.
Lei annuì, prendendo il biglietto.
A casa, Davide resistette meno di cinque minuti.
Cosa diavolo hai fatto? Tutta la sera con quel Giulio! Ti guardavano tutti! Hanno visto che mia moglie ci provava con uno sconosciuto!
Io chiacchieravo, basta.
Chiacchieravi! Hai ballato con lui tre volte! Tre! Marco mi ha chiesto che succedeva. Che vergogna!
Ti vergogni sempre, Chiara si tolse le scarpe lasciandole vicino alla porta. Ti vergogni a portarmi fuori, ti vergogni se mi guardano. Cè qualcosa che non ti fa vergognare?
Sta zitta. Pensavi di essere diventata qualcuno con quei vestiti? Sei nessuno. Casalinga. Vivi sulle mie spalle, spendi i miei soldi e adesso ti atteggi pure a regina.
Un tempo avrebbe pianto. Si sarebbe chiusa in camera, in silenzio. Ma dentro, qualcosa si era spezzato. O forse riaggiustato.
Gli uomini deboli hanno paura delle donne forti, parlò piano, incredibilmente calma. Hai complessi, Davide, e temi che io veda quanto sei piccolo.
Fuori di casa mia!
Chiederò il divorzio.
Lui tacque, per la prima volta davvero perso.
Dove vuoi andare con due figli? Non campi con due collanine.
Ce la farò.
La mattina seguente prese il biglietto da visita e chiamò.
Giulio fu discreto. Si vedevano al bar per parlare di lavoro. Le raccontò di unamica che gestiva una galleria di artigianato, che tutto il fatto a mano era ricercatissimo, che la gente era stufa delle cose tutte uguali.
Hai un talento raro, Chiara. Talento e buon gusto, insieme.
Lei ricominciò a lavorare di notte. Avventurina, diaspro, corniola. Collane, bracciali, orecchini. Giulio passava a prendere i prodotti e li portava in galleria. Una settimana dopo le chiamate: esauriti. Sempre più richieste.
Davide lo sa?
Non mi parla nemmeno più.
E il divorzio?
Ho trovato un avvocato. Sto iniziando le pratiche.
Giulio aiutò. Concretamente, senza grandi gesti. Le diede un paio di contatti, la aiutò a trovare un bilocale in affitto. Quando Chiara preparò le valigie, Davide la guardò ridendo.
Tornerai in ginocchio tra una settimana.
Lei chiuse la valigia e uscì senza voltarsi.
Sei mesi. Un bilocale in periferia, i bambini, il lavoro. Le ordinazioni aumentavano. La galleria le propose una mostra. Chiara aprì una pagina social, pubblicava le foto. I followers cresceva no ogni mese.
Giulio arrivava con libri per i bambini, le telefonava. Mai pressante, mai invadente. Solo presente.
Mamma, ti piace Giulio? chiese una sera Lucia.
Sì.
Anche a noi. Lui non urla.
Dopo un anno, Giulio le chiese di sposarlo. Senza ginocchio, senza rose. Solo a cena, e disse:
Vorrei vivere con voi. Tutti e tre.
Chiara era pronta.
Passarono due anni. Davide camminava nel centro commerciale. Dopo essere stato licenziato, faceva il facchino: Marco aveva saputo da un collega come trattava la moglie e laveva cacciato in tre mesi. Una stanza in affitto, debiti, solitudine.
Li vide davanti a una gioielleria.
Chiara col cappotto chiaro, capelli sistemati, la stessa avventurina al collo. Giulio le teneva la mano. Tommaso e Lucia ridevano, raccontando qualcosa.
Davide si fermò davanti alla vetrina. Osservava mentre salivano in macchina. Giulio teneva aperta la portiera a Chiara. Lei sorrideva.
Alla fine guardò il suo riflesso: giacca lisa, volto spento, occhi vuoti. Aveva perso la sua regina. E lei aveva imparato a vivere senza di lui.
E questa, capii, era la sua punizione peggiore: rendersi conto, troppo tardi, di ciò che aveva perso.





