No, mamma, proprio adesso non cè bisogno che vieni. Pensa un attimo: il viaggio è lungo, tutta la notte in treno, e tu ormai non sei più giovane. A cosa ti serve questa fatica? E poi, è primavera, avrai sicuramente da fare nellorto, mi dice mio figlio.
Ma figlio mio, come puoi dire così? È da tanto che non ci vediamo. E poi, sai quanto mi piacerebbe conoscere meglio tua moglie? Bisogna pur fare conoscenza con la nuora, come si dice, rispondo senza nascondermi.
Allora facciamo così: aspetta solo fino alla fine del mese e poi verremo noi da te, tanto a Pasqua ci saranno molte feste, mi rassicura lui.
A dir la verità, ero già pronta per partire, ma ho deciso di fidarmi e restare a casa, sperando di vederlo presto.
Eppure nessuno si è fatto vivo. Ho provato a chiamare mio figlio varie volte, ma spesso non rispondeva. Poi, quando finalmente ha richiamato, mi ha detto che era troppo occupato e che non valeva la pena aspettarlo.
Mi è dispiaciuto molto. Ormai ero pronta a ricevere mio figlio con la nuora. Lui si era sposato da sei mesi, ma io sua moglie non lavevo ancora vista.
Mio figlio, Matteo, lho avuto tardi, come si dice, per me stessa. Avevo già trentanni, non mi ero mai sposata. Così ho deciso: almeno un figlio lo voglio nella vita.
Forse è stato egoista, ma non mi sono mai pentita. Anche se è stata dura: soldi pochi, vivevamo alla giornata. Lavoravo sempre in più posti, purché a mio figlio non mancasse nulla.
Crescendo, Matteo è andato a studiare a Roma. Per aiutarlo allinizio, ho anche fatto la stagione in Svizzera, mandandogli euro per luniversità e laffitto. La mia gioia era poterlo aiutare.
Già dal terzo anno, Matteo ha iniziato a lavorare e mantenersi. Finita luniversità, ha trovato un impiego serio ed è diventato indipendente.
A casa tornava raramente, una volta allanno se andava bene. E io a Roma, vergogna a dirlo, non cero mai stata in vita mia.
Mi ero ripromessa: Quando Matteo si sposa, io devo andarci. Anche per quello avevo messo da parte dei soldi: sessanta mila euro.
Sei mesi fa, Matteo mi ha chiamata con la notizia tanto attesa: Mamma, mi sposo.
Però non venire, mamma. Per ora facciamo solo la firma, il matrimonio vero lo organizziamo più avanti, mi aveva detto.
Un po ci sono rimasta male, ma cosa potevo fare? Matteo mi ha presentato la nuora in videochiamata. Carina, apparentemente anche simpatica. E ricca. Il padre, mio consuocero, era un imprenditore importante. Potevo solo essere felice che a mio figlio fosse andata bene.
Eppure, il tempo passava e mio figlio non veniva e mai mi invitava a casa sua. Non mi davo pace, volevo vedere la nuora e abbracciare il mio ragazzo. Così mi sono decisa, ho comprato un biglietto per il treno, preparato qualcosa da mangiare, anche una pagnotta fatta con le mie mani, qualche barattolo sottolio, e sono partita. Ho chiamato Matteo poco prima di salire sul treno.
Ma mamma! Cosa sei venuta a fare? Io lavoro, non posso neanche venire in stazione. Ti mando lindirizzo, prendi un taxi, mi risponde Matteo.
La mattina sono arrivata nella capitale, ho preso un taxi e sono rimasta colpita dal prezzo della corsa. Ma la bellezza di Roma, illuminata dallalba, mi faceva quasi dimenticare tutto.
Ad aprirmi la porta è stata la nuora. Nessun sorriso, nessun abbraccio. Mi ha solo invitata freddamente ad andare in cucina. Matteo era già uscito presto per andare a lavorare.
Ho iniziato a svuotare le borse: patate, barbabietole, uova, mele secche, funghi sottolio, cetrioli, pomodori, qualche vasetto di marmellata. La nuora mi osservava in silenzio, poi con fare distaccato mi ha detto che avevo portato tutto inutilmente, che loro non mangiavano queste cose e lei in casa non cucinava.
E allora, cosa mangiate? chiedo sorpresa.
Ci portano la cena a domicilio ogni giorno. E cucinare fa cattivo odore che resta troppo, risponde Sofia.
Nemmeno finito di assimilare questa risposta, entra in cucina un bimbo piccolo, tre quattro anni al massimo.
Ecco, ti presento mio figlio, Gabriele, dice la nuora.
Gabriele? chiedo.
Sì, proprio Gabriele, non Gabrio, non sopporto che storpino i nomi.
Va bene, come preferisci, Sofia.
E non sono Sofietta, sono Sofia. In città nessuno storpia i nomi, ma forse tu non lo sai…
Avrei voluto piangere. E nemmeno perché Matteo aveva avuto un figlio con unaltra, ma perché non me laveva nemmeno mai detto.
E non erano finite le sorprese. Sulla parete vedo una grande fotografia delle nozze.
Beh, almeno un bel ricordo delle nozze lavete, anche se la cerimonia ancora non cè stata, provo a dire, per cambiare argomento.
Come non cè stata? Il matrimonio lo abbiamo fatto, eravamo in duecento. Solo tu non ceri, Matteo ha detto che eri indisposta. Forse è stato meglio così, mi ha osservata dalla testa ai piedi la nuora.
Gradisci la colazione?
Sì
Sofia mi ha portato una tazza di tè e qualche fetta di formaggio biologico carissimo. Quella, per lei, era la colazione.
Io non sono abituata così: dopo un viaggio mi serve qualcosa di sostanzioso. Ho pensato di friggere le uova con il pane fatto in casa, ma la nuora me lo ha vietato per non lasciare odori in cucina.
Ha rifiutato il pane, dicendo che lei e Matteo seguono una dieta sana.
Non avevo più voglia di mangiare, e mi si è stretto il cuore a pensare che mio figlio si fosse vergognato ad invitarmi al matrimonio, per il quale avevo risparmiato anni.
Ho continuato a sorseggiare il tè, in silenzio. Anche lei non parlava, e latmosfera era davvero pesante. Poi il bimbo è corsoci incontro. Ho provato ad abbracciarlo, ma Sofia con un gesto deciso mi ha fermata: Non sappiamo con cosa sei venuta a contatto, e sai, è un bimbo….
Non avevo dolci per lui, così gli ho offerto un vasetto di marmellata di lamponi, dicendo che sarebbe stato buono con le crepes.
Ma la nuora ha subito tolto il barattolo dalle sue mani: Quante volte devo dirlo? Seguiamo una dieta sana, niente zuccheri!
Ho avvertito le lacrime salirmi agli occhi. Neanche finito il tè, sono andata a mettere le scarpe nel corridoio. Nemmeno un dove vai? da parte sua.
Fuori, mi sono seduta su una panchina davanti al palazzo, e finalmente ho lasciato scorrere le lacrime. Non mi sono mai sentita così sola.
Dopo un po ho visto la nuora uscire con il bambino e buttare tutti i miei vasetti nella spazzatura.
Senza parole. Appena lei si è allontanata, ho recuperato tutto e sono andata in stazione. Ho trovato un biglietto di ritorno per caso, uno aveva rinunciato.
Vicino alla stazione cera una trattoria. Mi sono concessa un piatto di lasagne, una braciola, patate al forno e insalata. Avevo fame e, in fondo, me lo meritavo.
Ho lasciato i bagagli al deposito, e ho passato qualche ora a camminare per Roma. La città mi è piaciuta, per qualche momento ho persino dimenticato tutto.
Sul treno del ritorno non ho chiuso occhio. Piangevo. Fa male, perché Matteo non ha chiamato nemmeno per sapere dove fossi.
Mai avrei immaginato che mio figlio potesse riservarmi unaccoglienza simile. Era lunico in cui avevo sperato tanto, e invece mi sono sentita di troppo.
Adesso mi chiedo: cosa fare dei sessantamila euro che avevo messo da parte per lui? Darglieli lo stesso, per ricordargli che una madre cè sempre? O tenerli per me, perché non li ha meritati?
Nella vita, ci si aspetta tanto da chi amiamo. Ma è importante imparare a voler bene anche a se stessi, e capire che il rispetto è un dono che va dato e ricevuto.




