GUARDANDO NEL VUOTO Dima e Anja si sono sposati a 19 anni, travolti da un amore folle. I genitori, temendo scandali, hanno subito sistemato tutto con un matrimonio fastoso: bambola sul cofano, pioggia di fiori, sala ricevimenti, fuochi d’artificio e l’immancabile grido “Bacio!”. I genitori di Anja, sempre al verde tra cibo e alcol, non hanno contribuito alle spese: ha pagato tutto la madre di Dima, la vulcanica Sandra Sandri. Sandra era preoccupata: “Figlio mio, dal pero non nascono le mele. Attenzione che la vostra felicità non duri quanto il becco di un passerotto…”. Eppure, i ragazzi sembravano avere il mondo ai piedi. Sandra e suo marito regalarono loro un appartamento: “Vivete felici, bambini!”. Anja diede alla luce due figlie, Tania e Sveva; Dima le adorava, si sentiva il re della casa. Ma dopo cinque anni Anja iniziò a sparire, tornava a casa ubriaca e infine se ne andò con un altro uomo, lasciando le figlie. Sandra prese con sé le nipoti. Dima, solo e sconfitto, si rifugiò in una setta religiosa e si risposò con una vedova, Clara, che lo allontanò dalle sue figlie. Sette anni dopo, Anja ricompare a casa di Sandra tenendo per mano una bambina; chiede ospitalità, ammette che il nuovo compagno la picchia e beve, ma nemmeno stavolta resta con le figlie. Così Sandra cresce tre nipoti in un’atmosfera di affetto e dignità. Gli anni passano: Sandra e il marito muoiono, Tania si sposa ma rimane senza figli, Sveva sceglie la solitudine e Masha, la più piccola, diventa madre adolescente e segue Anja in campagna. La giovinezza è volata, la vecchiaia è arrivata in silenzio. Anja vive sola, disprezzata e isolata dal paese. Dima, fuggito dalla setta e dalla seconda moglie, finisce da solo nell’appartamento della madre in compagnia di tre gatti, a sopravvivere tra rimpianti e solitudine. Eppure, la felicità aveva bussato davvero alla porta di Anja e Dima…

GUARDANDO NEL VUOTO

Mi chiamo Danilo. Oggi apro questo diario perché sento un peso che non può più restare solo mio.

Mi sono sposato con Anita quando avevamo appena compiuto diciannove anni. Eravamo inseparabili, uniti da una passione giovane e travolgente. I nostri genitori, impauriti da tanta foga, decisero subito di legittimare la nostra relazione, non sia mai che succedesse uno scandalo…

Il matrimonio fu una vera festa allitaliana, con ogni tradizione rispettata: la bambolina attaccata al cofano della Cinquecento, un mare di fiori, fuochi dartificio, il salone con le tovaglie di pizzo e la folla che gridava: Evviva gli sposi! Quasi, a sentirli, pareva un film.

I genitori di Anita non contribuirono economicamente; il lavoro del padre e della madre bastava a malapena per una pagnotta e una bottiglia di vino scadente. Tutto venne pagato da mia madre, la signora Alessandra Bianchi tutti la chiamano Sandrina, perché il nome intero intimoriva chiunque.

Sandrina non volle che io mi avvicinassi a una ragazza con genitori chiacchierati per il vizio del bere. Danilo caro, dalla quercia non nasce il mandarino! Attento che certe storie damore finiscono prima di cominciare mi avvertì. Io, sordo a tutto, ripetevo che il mio amore salverà tutto; Anita non è come i suoi.

Sandrina e papà per regalo di nozze ci diedero un appartamento: Vivete sereni, figlioli! In effetti, i primi tempi parvero una dolce favola. Presto Anita mise al mondo due figlie: Tiziana e Silvia. Le adoravo. Mi sembrava davvero di essere il re della mia casa.

Ma la felicità fu di breve durata. Dopo meno di cinque anni, Anita cominciò a sparire di casa. Tornava tardi, con il fiato pesante di vino rosso. Le chiedevo spiegazioni lei allinizio taceva, poi mi scaraventò addosso la verità: Io non ti ho mai amato. Era solo entusiasmo giovanile. Ora ho trovato il vero uomo della vita mia e vado via con lui! Ma questuomo era sposato e padre di tre figlie. Mi lasciai annegare nella nebbia amara della delusione. Sentivo di essere stato pugnalato proprio da chi amavo di più.

Anita scappò con lui in un paesino remoto fra i colli toscani, ripetendo la vecchia cantilena dove cè amore, cè paradiso anche in una capanna. Le nostre figlie rimasero da noi, come foglie in balia del vento.

Sandrina, donna energica che sapeva sempre cosa fare, prese in casa le nipotine. Lei e papà le coccolavano, riempiendo la casa di risate e abbracci.

Io, invece, persi la bussola. Per non affondare, seguendo il consiglio di un conoscente, entrai in una comunità religiosa. Mi trovarono una nuova moglie, Clara, vedova con due figli maschi, Oliviero e Vittorio. Presto, il poco tempo che avevo per Tiziana e Silvia svanì. Clara mi ingolfava di richieste: Danilo, loro hanno comunque una madre! Vai a prendere Oliviero a scuola e dai a Vittorio qualcosa da mangiare E io eseguivo senza fiatare, sentendomi svuotato.

Amavo ancora Anita nel profondo, ma sapevo che tornare indietro era impossibile.

Sette anni dopo, Anita tornò. Un giorno si presentò alla porta di Sandrina, stringendo la manina di una bambina di quattro anni. Sandrina la esaminò con il suo tipico sguardo tagliente. Sei proprio tu, Anita? La vita ti ha segnata. Questa è tua figlia?

Sì, si chiama Martina. Possiamo restare qui qualche tempo? balbettò Anita.

Non me laspettavo! Ti hanno buttata fuori?

No, sono io che lho lasciato. Non sopportavo più botte e vino. Lui beve sempre e mi mena, confidò tra i singhiozzi Anita.

Te lo sei scelta, nessuno ti ha trascinata. E dai tuoi genitori perché non sei andata? ironizzò Sandrina.

Mi mancavano le ragazze, volevo vederle tentò Anita. Sandrina borbottava scuotendo la testa: Era ora che ti ricordassi di loro, Anita. Ma che sei, una cucù che lascia i piccoli? Ma dovette fermarsi perché si sentì suonare. Erano arrivate Tiziana e Silvia, ormai adolescenti. Osservarono la madre senza entusiasmo, con una distanza che faceva male a vedere. Nutrivano un dolore che non si può spiegare, una madre-viva-assente.

Naturalmente Sandrina ospitò Anita e la piccola Martina, ma dopo solo un mese Anita sparì di nuovo. Venimmo a sapere che era ritornata dal compagno in paese, lasciando Martina da noi. Da quel giorno, a Sandrina e papà spettava la crescita di tre nipotine. Le bambine ci adoravano, la casa era piena di calore e rispetto.

Il tempo, però, vola. Sandrina ci ha lasciati, seguita da mio padre. Tiziana si è sposata, ma non ha avuto figli. Silvia è rimasta sola, i capelli ormai bianchi. Martina, a diciassette anni, ha dato alla luce un bambino senza dirci da chi, e se nè andata a vivere con la madre in campagna.

La giovinezza se nè andata senza nemmeno salutare, la vecchiaia è arrivata senza presentarsi.

Anita ormai vive sola; il compagno è stato portato via in città dalle sue figlie, malato e bisognoso di cure. Le accusarono Anita, dicendo che, per colpa sua, il padre si era ridotto così. Fatti gli affari tuoi, donna! le urlarono dietro lultimo giorno. In paese, nessuno la saluta: Quella lì, la svergognata che si ubriaca Le voci corrono nelle campagne, e sanno essere terribili.

Io sono scappato da Clara e dalla comunità appena ho trovato il coraggio. Ora vivo da solo, nellappartamento che fu di Sandrina. Ho solo tre gatti a farmi compagnia; di notte ascolto i loro passi e mi aggrappo ai ricordi perché la solitudine non mi divori. E pensare che, almeno una volta, la felicità bussava alla porta mia e di Anita…

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GUARDANDO NEL VUOTO Dima e Anja si sono sposati a 19 anni, travolti da un amore folle. I genitori, temendo scandali, hanno subito sistemato tutto con un matrimonio fastoso: bambola sul cofano, pioggia di fiori, sala ricevimenti, fuochi d’artificio e l’immancabile grido “Bacio!”. I genitori di Anja, sempre al verde tra cibo e alcol, non hanno contribuito alle spese: ha pagato tutto la madre di Dima, la vulcanica Sandra Sandri. Sandra era preoccupata: “Figlio mio, dal pero non nascono le mele. Attenzione che la vostra felicità non duri quanto il becco di un passerotto…”. Eppure, i ragazzi sembravano avere il mondo ai piedi. Sandra e suo marito regalarono loro un appartamento: “Vivete felici, bambini!”. Anja diede alla luce due figlie, Tania e Sveva; Dima le adorava, si sentiva il re della casa. Ma dopo cinque anni Anja iniziò a sparire, tornava a casa ubriaca e infine se ne andò con un altro uomo, lasciando le figlie. Sandra prese con sé le nipoti. Dima, solo e sconfitto, si rifugiò in una setta religiosa e si risposò con una vedova, Clara, che lo allontanò dalle sue figlie. Sette anni dopo, Anja ricompare a casa di Sandra tenendo per mano una bambina; chiede ospitalità, ammette che il nuovo compagno la picchia e beve, ma nemmeno stavolta resta con le figlie. Così Sandra cresce tre nipoti in un’atmosfera di affetto e dignità. Gli anni passano: Sandra e il marito muoiono, Tania si sposa ma rimane senza figli, Sveva sceglie la solitudine e Masha, la più piccola, diventa madre adolescente e segue Anja in campagna. La giovinezza è volata, la vecchiaia è arrivata in silenzio. Anja vive sola, disprezzata e isolata dal paese. Dima, fuggito dalla setta e dalla seconda moglie, finisce da solo nell’appartamento della madre in compagnia di tre gatti, a sopravvivere tra rimpianti e solitudine. Eppure, la felicità aveva bussato davvero alla porta di Anja e Dima…
Paolo rispose immediatamente, come se avesse atteso questa chiamata da tempo.