Parenti invadenti
Allora, Bianca la cognata non sorrideva più. I documenti per lIstituto di Telecomunicazioni li presentiamo a giugno.
Francesca verrà con tutti i suoi bagagli. Non siamo estranei, non può andare a stare in una residenza universitaria. Pensaci bene.
Il rancore, sai, resta per tutta la vita.
Ci ho già pensato, Vittoria Bianca Conti si mise il trench. Francesca sarà sempre la benvenuta come ospite.
Venire per un fine settimana, andare a vedere un museo volentieri. Ma non vivrà qui con me.
Non posso prendermi questa responsabilità.
Responsabilità! Vittoria agitò le mani. Buonanotte! Lo dicono tutti: Milano si porta via lanima della gente.
Lo spumante ancora schiumava nei calici, ma gli ospiti già chiacchieravano animati commentando i neosposi.
Serena, aggiustandosi la coda pesante del vestito da sposa, sorrideva ai parenti a fatica la giornata laveva stremata.
Il matrimonio a Milano era stato costoso e stressante, soprattutto con metà degli invitati arrivati dalla campagna vicino Cremona.
La zia di Serena, Vittoria, in un abito di lurex troppo stretto, sedeva accanto alla nuova suocera, Bianca Conti.
Vittoria sistemava di continuo la cotonatura e sbirciava le grandi finestre del ristorante, oltre le quali il traffico della città risuonava.
Eh, Bianca Vittoria si avvicinò, che bella vita che fai. Serena ha trovato proprio un bravo ragazzo. Casa propria, la macchina
Adesso anche tu nella tua trilocale, regina! Ormai sei sola, vero?
Bianca sorrise cortese, sorseggiando succo darancia.
Regina? Va là Finalmente un po di silenzio. Dopo tanti anni di confusione, ne ho proprio bisogno.
Il silenzio fa venire la muffa Vittoria strinse gli occhi. Ti serve un po di movimento, se no ti spengi in quattro mura. Abbiamo pensato con Paolo
La nostra Francesca, magari non lo sai, tra un anno finisce le medie. Diciamo che in paese non cè niente per lei, lo sai anche tu. Meglio un istituto serio, a Milano.
Bianca si irrigidì conosceva bene quel tono. Così di solito Vittoria chiedeva un prestito fino alla pensione.
I soldi, per inciso, non li restituiva mai. Era il momento di rispondere, così Bianca disse:
Pensate troppo in anticipo, Vittoria. Francesca deve ancora studiare parecchio.
Il tempo vola! Vittoria spalancò le braccia, sfiorando un cameriere che passava. Abbiamo già deciso. Verrà da te. Ormai hai la stanza libera, pure due che Serena si è trasferita.
Francesca è tranquilla, non ti disturberà. Tu la controlli, le dai da mangiare, e noi ti mandiamo salumi e formaggi dalla campagna
Bianca poggiò il bicchiere sul tavolo.
Parli sul serio? Ho sessantadue anni, Vittoria, ho la pressione alta. Non sono più giovane per star dietro a una ragazzina.
Serve attenzione, e tra la poliambulatorio e il bisogno di riposare
Vittoria sbuffò, stuzzicando una fetta di vitello in gelatina.
Ma smettila! Sei ancora in gamba. Francesca è doro. Ti pulisce casa, va a fare la spesa. Ti tiene compagnia!
Oppure vuoi vegetare da sola in quellappartamento vuoto?
Abbiamo già deciso io e Paolo.
Lui dice: Bianca è una brava donna, la nipote non la caccerà mai.
Ma perché proprio da me? Prendetele un appartamento. O almeno una stanza. Io vorrei solo pensare finalmente a me stessa. Dopo quarantanni
A te stessa! Vittoria scoppiò a ridere rumorosa. Sentite! Si è trasferita in città: ora si dimentica i parenti!
E noi ogni anno ti portiamo salumi, mele, funghi, e adesso a me stessa.
Serena uguale, chissà che snob è diventata.
Serena, notando gli sguardi, si avvicinò alla madre.
Vi piace tutto? Il secondo arriva a breve sorrise.
Tutto perfetto, Serena, lo zio, che aveva mangiato in silenzio, la guardò con occhi velati dal vino bianco. Ma tua madre fa la difficile.
Vogliamo affidarle nostra figlia, così che entri a Milano e studi, ma tua madre non ne vuole sapere.
Diglielo tu, magari ti ascolta.
Serena si irrigidì.
Francesca vuole Milano? Benissimo. Che si iscriva pure.
Istituti e università hanno i collegi: ottima palestra di vita, ci sono passata anchio.
Il collegio?! zia quasi si strozzò. Ma scherzi? Sai che gente cè? Che imparerebbe?
Qui cè la zia, una stanza tutta per sé.
Bianca, non stai dicendo nulla? Hai cresciuto i tuoi, ora tocca a noi avere una mano.
Ho già detto tutto, Vittoria Bianca si alzò. Parliamo della festa, non dei progetti sulle mie stanze.
Scusate, vado un attimo fuori.
Si diresse rapidamente alla toilette.
Serena la seguì, lasciando i parenti a bisbigliare proteste.
***
In bagno, Bianca frugò agitata nella borsetta e prese una pastiglia.
Mamma, calmati Serena le porse una salvietta bagnata sotto il rubinetto. Mettila sul collo. Sono fuori di testa.
Serena, lhai sentita? Ha già deciso tutto per me. E Paolo Donna fantastica.
Non li vedo da dieci anni, solo telefonate di cortesia. Ora dovrei crescere io loro figlia!
Non cedere, mamma! Li conosco bene.
Non appena Francesca entrerà in casa tua diventi la cameriera.
Cucinerai, laverai, sentirai i suoi capricci. E Vittoria chiamerà ogni sera a controllare perché a dieci non è rientrata.
Ti serve?
Non mi serve Bianca sospirò. Però, chissà come ci restano. Siamo parenti. Sono anni che abbiamo rapporti
Rapporti come? Una volta lanno ti mandano una cassa di mele marce e ci ricordano la loro generosità per sei mesi?
Non è vero affetto, mamma. Torniamo.
Ignorarli, però, risultò impossibile. Fino al termine della festa, Vittoria e Paolo si comportarono in modo ostentatamente rumoroso.
Si piazzavano tra gli altri invitati, commentando ad alta voce come a Milano sono tutti viziati e certi si scordano le proprie radici.
Francesca, gambe lunghe e rossetto acceso, sbuffava continuamente guardando il cellulare, scocciata.
Al termine della giornata, mentre gli ospiti uscivano, Vittoria fermò Bianca al guardaroba e tornò a dettare che la nipote doveva restare da lei, e per chissà quanto.
Bianca negò. Paolo la fissò con disprezzo e raggiunse la moglie.
***
Allestate, Bianca finalmente respirava.
Comprò nuove tende per il salotto, iniziò a leggere romanzi lasciati anni sulla mensola, e si iscrisse persino a lezioni di ballo.
La telefonata arrivò allalba.
Biancaaa, ciao incalzò la cognata. Domani partiamo.
Paolo ha fatto il pieno, Francesca ha raccolto tutto coperte, cuscini, pure la TV piccola.
A pranzo siamo da te.
Bianca rimase di sasso.
Ma tu non hai sentito? Ho detto di no.
Figurati! Siamo parenti, cosa cè da dividere? Ti sei già calmata?
Francesca ha già raccontato a tutti in paese che andrà a vivere in centro a Milano.
Non farci fare brutta figura con i vicini.
Vittoria, non scherzo. Non aprirò la porta.
Aprirai eccome! Francesca è tua unica nipote.
Se la mandi via ora, dimenticati di me! Racconto a tutti che cosa sei davvero.
Vittoria buttò giù il telefono. Bianca per poco non scoppiò a piangere.
Come si fa a discutere con questa gente?
***
Il giorno dopo, il cortile della tipica palazzina milanese era un frastuono.
La vecchia Fiat Panda, stracarica e con il carrello pieno, bloccava il passaggio. Paolo, con pantaloni mimetici e canotta, si asciugava il sudore, mentre Vittoria, con le mani sui fianchi, suonava il citofono.
Biancaaa! Apri! Siamo arrivati! Scendi! Francesca non tiene più la valigia!
Vittoria premette il campanello ancora e ancora. Poi prese a sbattere la mano sulla tastiera.
Bianca! Non fare la vaga! Tanto non ce ne andiamo!
In quel momento arrivò lauto di Marco, marito di Serena.
Eh, Serena! Vittoria sfoggiò un sorriso falso. Aprici la porta, che tua madre o è diventata sorda o ha perso la testa.
Ludito di mamma funziona bene, zia Vittoria Serena rispose senza togliere gli occhiali da sole. Vi aveva già detto che non accoglierà Francesca.
Perché avete portato la ragazza per trecento chilometri?
Non darmi lezioni! strillò Vittoria. Siamo tra parenti! Sono fatti nostri! Sei troppo giovane per farmi la morale!
Marco intervenne.
Bianca mi ha chiesto di accertarmi che non sia disturbata. Andatevene.
Paolo avanzò, petto in fuori.
Oh, senti, tu Non fare il saputello. Siamo parenti. Abbiamo diritto.
Diritto a cosa? Serena incrociò le braccia. A entrare a forza in casa daltri? A imporre una figlia a una signora anziana?
Zia Vittoria, guarda Francesca: si vergogna.
Francesca era davvero in disparte, immersa nel telefono, ma il rossore sulle guance era evidente.
Non si vergogna, Francesca ci resta male! Vittoria urlò. La zia parassita, si è piazzata in città e se ne frega di noi!
Bianca! Vieni fuori, codarda! Guarda tua nipote negli occhi!
Si aprì la finestra del secondo piano. Bianca, pallida come la luna, guardava giù.
Vai via, Vittoria la voce tremava. Non apro. Non voglio più questa scenata!
Ah sì?! Vittoria sollevò la valigia di Francesca e la lanciò verso il portone. Prendi le sue cose!
Sta qui finché non cambi idea! Noi ce ne andiamo!
Vediamo se la lasci in strada!
Non la lascerà Marco prese la valigia e la rimise nel carrello di Paolo. Perché ora salite in macchina e ve ne andate. O chiamo i carabinieri.
Tentativo di intrusione, disturbo.
Abbiamo telecamere dappertutto, zia. Volete passare la notte in caserma a Milano?
Vittoria rimase senza fiato. Si lanciò verso Marco, ma Paolo, intuendo la situazione, la trattenne per il braccio.
Andiamo via, Vittoria brontolò lui. Hai visto, sono tutti dottori qui.
Che vi venga un accidente con questa casa! gridò Vittoria entrando in auto. Bianca, cancellami dalla tua vita!
Sei una strega milanese, da noi non prenderai più nemmeno una salsiccia!
Sparirai sola, nessuno ti passerà nemmeno un bicchiere dacqua!
Francesca, sali!
***
La studentessa fu ospitata da una lontana conoscente.
Dopo due mesi, Francesca portò via tutti i gioielli di casa e fuggì con un poco di buono locale.
La cercarono per una settimana con la polizia.
La conoscente adesso passa il tempo tra tribunali, chiede risarcimenti, e Vittoria strepita online che quella a Milano le ha rovinato la figlia e che la donna non ha vigilato abbastanza.
Bianca Conti ringraziò il cielo per la sua prudenza mai era stata così felice di aver tenuto la porta chiusa ai parenti.







