All’amo della coscienza — Tu… Tu come lo sai? — nella voce della nonna c’era chiaramente paura. — Il mondo non è senza persone buone, — tagliò corto Vera. — Per farla breve, ecco: non ti permetterò di rovinare la vita di mio figlio. La nonna, Tamara Maria, ha sempre comandato tutto in famiglia — questa verità Stasio l’aveva imparata da bambino. Disobbedire a lei significava affrontare un vero e proprio scandalo e punizioni come la privazione dei divertimenti o della paghetta. Così nessuno in casa si azzardava mai a contraddirla. Fino alla pensione aveva gestito con polso di ferro un laboratorio di sartoria in una grande azienda e non aveva mai abbandonato quel ruolo neanche a casa. Stasio sospettava che persino il nonno, morto prima che lui nascesse, fosse stato sotto il tacco della nonna. Figuriamoci le due figlie. La maggiore, Vera, la nonna la fece sposare con un ingegnere promettente, Giorgio, senza troppo preoccuparsi che la figlia non lo amasse. Vera riuscì a dare alla luce un figlio (cioè Stasio) e a resistere tre anni di matrimonio, finché il genero non osò affrontare la suocera. Che fosse successo, Stasio non lo seppe mai, ma già dopo un paio di settimane dal “fattaccio” i coniugi divorziarono e Giorgio venne licenziato “con infamia”. Tamara Maria aveva contatti davvero importanti. Da allora Stasio non ha più visto né sentito il padre. Alla minore, Galina, la nonna permise di sposarsi per amore con Vitaliano, un fornitore. Dalla loro unione nacque Arianna, quando Stasio aveva due anni. I coniugi vivevano tranquilli in un appartamento a parte, non si opponevano mai alla nonna e lei era soddisfatta di quel matrimonio. Ma Vitaliano morì quando Arianna aveva appena 10 anni. Galina e la figlia restarono in quell’appartamento, ma Tamara Maria vegliava su di loro e aiutava come poteva. Stasio aveva notato da tempo che la nonna trattava la figlia minore con più dolcezza, non comandava con troppa severità, a volte le regalava anche una parola gentile. Lui non ci indulgeva troppo — aveva i suoi problemi. Tamara Maria voleva farne un “uomo degno” e si impegnava attivamente nell’impresa. — Diventerai un grande hockeista! — proclamava, e Stasio venne iscritto alla squadra. Dopo qualche mese, però, l’allenatore lo implorò quasi in lacrime di ritirarlo: “Non fa per lui, è troppo debole, rischia solo la salute”. Nuotò un po’ più a lungo — tutta la bellezza di sei mesi, finché scoprì di essere allergico a un prodotto usato in piscina. Poi seguì il club di modellismo, quello ambientalista, e altro ancora… — Nonna, io voglio disegnare! — si ribellò Stasio. — Perché mi obblighi in posti dove non voglio stare?! La madre rimase scioccata dalla sfrontatezza, la nonna si aggrottò e gli rifilò uno schiaffetto sulla nuca. — Ma come parli agli anziani? Niente soldi per una settimana! Inoltre, a 13 anni Stasio venne boicottato dalla famiglia. Ovviamente imparò la lezione, e da allora si preparò diligentemente agli esami, per entrare all’università tecnica e diventare ingegnere — una vera professione. Quasi per miracolo (o forse la nonna ci mise lo zampino coi suoi contatti) Stasio riuscì a entrare e se la cavava anche bene. Solo che quelle fisica, matematica e meccanica lo disgustavano. In segreto studiava design online — solo corsi gratis, ovviamente, dato che soldi non ne aveva. Sognava di mollare l’università per diventare artista di videogiochi, guadagnare sul serio… Ma la nonna controllava ogni passo e parlava di persona con i professori. A 65 anni era un po’ sovrappeso, soffriva di fiato corto, ma si sentiva abbastanza energica. — Studia! — lo esortava di continuo. — Ho già parlato con il signor Pierpaolo — ti prenderà in fabbrica, ti aiuterà nella carriera. Ma Stasio non voleva lavorare in fabbrica! Solo che il coraggio di opporsi, proprio non lo aveva. Eppure, al terzo anno perse la testa. Festeggiarono il compleanno di un compagno con troppa euforia, Stasio bevve troppo. Già solo quello avrebbe potuto scatenare la “furia” della nonna, ma lui ci rinforzò sopra. — Io mollo l’università! — annunciò con tono di sfida e lingua traballante. — Non mi serve a nulla! Voglio disegnare, inventare… Basta! — agitò la mano. — Che spiegare a voi, galline?! Con “galline” forse esagerò, ma non poteva più tornare indietro. La nonna e la madre lo fissavano incredule, poi la nonna gli rifilò un altro schiaffo e se ne andò in camera, la madre lo aiutò a raggiungere il letto, borbottando che così proprio non si parla. Il giorno dopo, senza badare al mal di testa di Stasio, la madre gli ordinò severamente di chiedere scusa alla nonna — forse sarebbe finita lì. — Finita cosa, mamma?! — sbottò Stasio, gemendo per il dolore. — Non ne hai abbastanza di strisciare davanti a lei?! Ballare sempre come comanda?! Ma com’è possibile?! La madre cambiò espressione. — Prima di tutto, non lei — ma la nonna, — rispose dura, poi più dolcemente: — Senza la nonna siamo perduti, tesoro… Chiedile perdono — ti vuole bene. E uscì dalla stanza. Ma Stasio era su tutte le furie. Gridò dietro a lei: “Non ci vado più in quella università!”, buttò in borsa qualche roba e se ne andò di casa. Passò una settimana dal compagno, finché la madre lo chiamò. — La nonna è in ospedale per un infarto. Vieni. A quel punto Stasio aveva capito di aver esagerato, ma non intendeva ancora rinunciare alla propria volontà. Sperava che le donne di casa cedessero, così sarebbe tornato. Invece le cose presero una piega diversa. Lui alla nonna ci teneva, non voleva certo la sua morte. Si precipitò in ospedale, ascoltò le prediche di madre e zia, promise di non comportarsi più così… Due settimane dopo Tamara Maria fu dimessa. Sembrava sana, solo un po’ pallida. Con aria severa ascoltò le nuove scuse di Stasio, rimase in silenzio e disse: — Mi hai deluso, Stasio… Pensavo di diseredarti, di dare l’appartamento che mi è arrivato dalla zia ad Arianna… A quelle parole Stasio arrossì — contava molto su quell’alloggio. — Vabbè, — proseguì la nonna, — ti vedo tornato all’università. Bene! Ma non basta… Stasio e la madre Vera fissarono la nonna tesi. — Ti sposi con Arianna e vivrete lì assieme. Sarete una coppia perfetta, — concluse Tamara Maria. — Nonna, ma che dici?! — Stasio rimase allibito. — Come posso sposarla, è mia cugina! — cercò lo sguardo della madre. Che però lo evitò. — Vera, — sospirò la nonna, — spiegaglielo tu, io non ne ho più la forza, — e, camminando a fatica, se ne andò in camera. Fu lì che Stasio apprese molte cose nuove sulla sua famiglia. A quanto pare, anni fa Tamara Maria e il marito avevano adottato Galina, la figlia decenne di amici rimasti uccisi. Poi si erano trasferiti in un’altra città senza parlarne troppo. — Quindi Arianna non è tua parente di sangue, — concluse la madre. — Non lo sapevo! Per me era una sorella! Sì, non è che fossimo molto legati, ma non la vedo come donna. E comunque ho già una ragazza… Quasi… — Tesoro, a me pure sembra una follia, — sospirò la mamma. — Ma che fare, davvero non lo so. Neanche Stasio lo sapeva. Quella notte si svegliò per delle voci nella camera della nonna. Prima si spaventò — ancora malata?! — poi dedusse che si stavano litigando. Ovviamente non è bello origliare, ma… — Mamma, tu hai sempre preferito Galina, le hai sempre dato ragione… Ma ora stai esagerando, — protestò piano la madre di Stasio. — Non è vero! Ho sempre amato uguale. Solo che Galina ha avuto una vita sfortunata… — Davvero? — nella voce di Vera c’era rabbia. — O magari stai scontando i tuoi peccati? Cosa credi, che nessuno sappia della tua storia con suo padre? Che eravate amanti, e la moglie di Nicola vi ha scoperti? Che dopo quello scandalo sono andati in villeggiatura per riconciliarsi e sono morti? — Tu… Tu come lo sai? — la voce della nonna era terrorizzata. — Il mondo non è senza persone buone, — tagliò corto Vera. — E insomma: non ti lascerò rovinare la vita di mio figlio. Se non smetti con questa ridicola storia del matrimonio, poi non lamentarti, che resterai sola. Stasio fece appena in tempo a rientrare in camera, per non farsi beccare dalla madre uscita infuriata dalla stanza della nonna. Che storia!.. Il giorno dopo, tornato prima dal’università (due lezioni cancellate), origliò per caso un altro discorso. Che strana fortuna… — Mi avevi promesso aiuto! — protestava zia Galina. — Sai che Arianna non può abortire! Siamo già al secondo mese — dove lo troviamo subito un marito decente per lei? — Qualcosa inventerò, — stavolta la nonna parlava sorprendentemente mansueta, — non ti preoccupare, piccola… Stasio non volle ascoltare oltre, uscì di soppiatto e attese la mamma davanti al portone. Mentre raccontava, sul volto di Vera si dipingeva sempre più una maschera di pietra. — Basta! — alla fine sospirò lei. Quella sera stessa fecero le valigie e dormirono in albergo, poi trovarono in affitto. Con Tamara Maria, madre e figlio ancora non hanno rapporti. Forse la nonna ci ripenserà, ma dubito.

Allamo della coscienza

Tu tu come lo sai? la voce di nonna trasalì di paura.

Il mondo non è privo di brave persone, tagliò corto Vera. Detto questo, non ti permetto di rovinare la vita di mio figlio.

Nonna, Tamara Vassilievna, era la padrona assoluta della famiglia una verità che Stefano aveva appreso già da piccolo.

Disobbedirle significava dare il via a scenate epocali e punizioni, come la privazione di svaghi o della paghetta.

Per questo nessuno in casa osava contraddirla, nemmeno sua madre o sua zia.

Fino alla pensione aveva diretto con pugno di ferro una grande sartoria della zona, e la durezza era rimasta anche tra le mura domestiche.

Stefano sospettava che persino il nonno, morto prima che lui nascesse, avesse subito la sua autorità. Figurarsi le due figlie.

La maggiore, Vera, nonna la diede in sposa a un promettente ingegnere di nome Igor, senza preoccuparsi che la figlia non lamasse.

Vera partorì un figlio (cioè Stefano) e visse ancora tre anni nel matrimonio, fino a quando il genero si ribellò alla suocera.

Stefano non seppe mai il motivo, ma dopo poche settimane dalla rivolta i coniugi divorziarono e Igor perse anche il lavoro, con una cattiva reputazione.

Le conoscenze di Tamara Vassilievna erano temibili.

Da allora di suo padre Stefano non ebbe più notizie.

Alla figlia minore, Galina, nonna concesse di sposarsi per amore, con un magazziniere di nome Vitalio.

Quando Stefano compì due anni nacque la cugina Arianna. I due coniugi vivevano felici in un appartamento a parte, obbedienti alla nonna, che era soddisfatta della scelta. Ma Vitalio morì giovane, quando Arianna aveva dieci anni.

Galina e la figlia restarono a vivere lì, sempre sotto locchio vigile della nonna, che aiutava a modo suo.

Stefano notava da tempo che la nonna fosse più indulgente con la minore, meno tirannica, persino affettuosa a volte.

Ma non ci pensava troppo aveva già molte preoccupazioni. Tamara Vassilievna volevano formare di lui un vero uomo e ci si impegnava con tenacia.

Diventerai un grande giocatore di hockey! proclamava. Così Stefano si ritrovò iscritto alla squadra locale.

Dopo poche settimane lallenatore, quasi in lacrime, chiese che lo ritirassero: «Non fa per lui, è troppo fragile, rischia la salute».

Nuotò per ben sei mesi, finché scoprirono che era allergico ai prodotti chimici usati nella piscina.

Poi ci fu il laboratorio di modellismo, quello di ecologia, e altro ancora

Nonna, io voglio disegnare! protestò Stefano un giorno. Perché mi spingi ovunque tranne dove vorrei stare davvero?!

La madre si scandalizzò per tanta audacia, la nonna si rabbuiò e gli mollò uno scappellotto.

Come ti permetti di parlare così? Da questa settimana niente soldi in tasca!

E in più a Stefano, che aveva tredici anni, venne imposto il silenzio familiare. Capì la lezione e divenne docile, preparandosi agli esami per entrare a ingegneria, una vera professione.

Per qualche miracolo (o forse grazie alle conoscenze della nonna) fu ammesso alluniversità e non andava nemmeno tanto male. Ma la fisica, la matematica, la meccanica lo nauseavano.

In segreto studiava design su internet corsi gratuiti, ovviamente, soldi non ne aveva.

Sognava di mollare tutto per diventare illustratore di videogiochi, guadagnare bene Ma non era possibile.

Tamara Vassilievna lo controllava con fermezza, manteneva rapporti personali con i professori.

A sessantacinque anni era robusta, soffriva di affanno, ma si muoveva ancora con energia.

Studia! lo ammoniva. Ho già sistemato tutto con Basilio Petroni: ti prende alla sua fabbrica, avrai un futuro.

Stefano non voleva proprio andarci! Ma non aveva il coraggio di opporsi. E alla fine, al terzo anno, crollò.

Avevano festeggiato piuttosto animatamente il compleanno di un compagno, e Stefano aveva bevuto troppo. La nonna lo avrebbe massacrato già per quello, e lui ci mise del suo.

Lascio luniversità! annunciò con tono di sfida, la voce impastata. Non mi serve a niente! Voglio disegnare, creare E voi, galline, cosa ne capireste?

Quel galline fu eccessivo, ma era troppo tardi per tornare indietro. Nonna e madre lo guardarono sconcertate, la prima gli rifilò uno schiaffo e si ritirò in silenzio, la seconda lo accompagnò a letto, facendo la morale.

Il mattino dopo, ignorando il suo mal di testa, la madre gli ordinò di chiedere scusa alla nonna forse tutto sarebbe passato.

Passato cosa, mamma?! sbottò Stefano, gemendo per la fitta alla testa. Non ti sei stancata di strisciare davanti a lei?! Seguire ogni suo capriccio?! Quanto ancora?!

Il volto della madre si indurì.

Prima di tutto, si dice nonna, lo zittì; poi, più dolce: Senza di lei non ce la facciamo, figlio mio Chiedile scusa ti perdonerà, ti vuole bene.

E uscì dalla stanza.

Ma Stefano era ormai un fiume in piena. Urlò: «Non ci torno più, al vostro dannato ateneo!», buttò qualche vestito nella borsa e se ne andò.

Vissè una settimana dal suo amico, poi la madre lo chiamò.

La nonna è in ospedale, attacco cardiaco. Vieni subito.

Stefano aveva capito di aver esagerato, ma non voleva rinunciare ai suoi piani.

Sperava che le donne cedessero: allora sarebbe tornato.

Ma la situazione era tuttaltra. Alla nonna, in fondo, lui voleva bene; mica le augurava il peggio.

Corse in ospedale, ascoltò il rimbrotto di madre e zia, promise che non avrebbe più fatto nulla del genere

Dopo due settimane Tamara Vassilievna tornò a casa. Appariva in salute, un po pallida solo.

Con aria severa ascoltò le nuove scuse di Stefano, poi tacque e disse:

Mi hai delusa, Stefano Ero pronta a rinnegarti, toglierti dalleredità. Regalare lappartamento che mi ha lasciato la zia ad Arianna

Stefano arrossì contava molto su quella casa.

Ma va bene, proseguì la nonna, vedo che sei tornato sui tuoi passi, hai ripreso luniversità. Bravo! Ma non basta

Stefano e Vera la fissarono con ansia.

Sposerai Arianna e vivrete là insieme. Sarete una coppia perfetta, concluse Tamara Vassilievna.

Nonna, ma che dici?! Stefano rimase scioccato. Come potrei sposarla è mia cugina! cercò aiuto nella madre. Lei abbassò lo sguardo.

Vera, la nonna sospirò stanca, spiegaglielo tu, non ho più forze, poi tornò nella sua stanza con passo pesante.

A quel punto Stefano apprese molte verità sulla sua famiglia.

Scoprì che anni prima Tamara Vassilievna e suo marito avevano adottato Galina, una bambina orfana, figlia di amici deceduti.

Poi erano andati a vivere altrove e nessuno aveva mai saputo nulla.

Quindi Arianna non è tua parente di sangue, concluse la madre.

Non lo sapevo! Lho sempre trattata da sorella! Sì, non eravamo molto vicini, ma non lho mai vista come una possibile moglie.

E poi Ho già una ragazza quasi…

Figliolo, lidea non piace neppure a me, sospirò la madre. Ma non saprei come uscirne.

Stefano nemmeno.

Quella notte si svegliò per delle voci provenienti dalla stanza della nonna.

Si allarmò magari stava ancora male! poi capì che si stavano litigando.

Spiare non era giusto, ma

Mamma, hai sempre preferito Galina, le hai permesso tutto Ma così esageri, protestava sottovoce Vera.

Non inventare! Ho sempre voluto bene a entrambe. Solo che Galina ha avuto molte sofferenze

Davvero? nella voce di Vera traspariva rabbia. O forse cerchi di espiare i tuoi peccati?

Credi che nessuno sappia che frequentavi suo padre di nascosto?

Che eravate amanti, e la moglie di quel Nicola vi ha scoperti? Che dopo lo scandalo sono andati in vacanza insieme per riconciliarsi e sono morti in quellincidente?

Tu come lo sai? la voce della nonna tremava di terrore.

Il mondo non è senza lingua lunga, tagliò corto Vera. Comunque sia la vita di mio figlio non la rovinerai.

Se insisti con questa maledetta idea di nozze, aspettati di rimanere sola.

Stefano fece appena in tempo a rientrare nella sua stanza prima che la madre uscisse dalla camera della nonna, furibonda. Che rivelazioni!

Il giorno dopo tornò dalluniversità in anticipo (lezione annullata) e sentì per caso unaltra conversazione. In questo periodo, sembrava che ascoltasse tutti.

Avevi promesso di aiutare! protestava zia Galina. Sai che Arianna non può abortire! E siamo già al secondo mese dove le troviamo un marito, e per giunta decente, in fretta?

Troverò una soluzione, sorprendentemente, la nonna parlava con tono mellifluo. Non preoccuparti, cara

Stefano non volle sentir oltre, uscì di soppiatto e attese la madre fuori dal palazzo. Durante il racconto, il volto di Vera si indurì sempre più.

Basta! sospirò alla fine.

Quella sera stessa fecero le valigie e dormirono in hotel, poi presero in affitto una casa. Per ora né Stefano né la madre hanno rapporti con Tamara Vassilievna. Forse cambierà idea, ma è difficile…

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All’amo della coscienza — Tu… Tu come lo sai? — nella voce della nonna c’era chiaramente paura. — Il mondo non è senza persone buone, — tagliò corto Vera. — Per farla breve, ecco: non ti permetterò di rovinare la vita di mio figlio. La nonna, Tamara Maria, ha sempre comandato tutto in famiglia — questa verità Stasio l’aveva imparata da bambino. Disobbedire a lei significava affrontare un vero e proprio scandalo e punizioni come la privazione dei divertimenti o della paghetta. Così nessuno in casa si azzardava mai a contraddirla. Fino alla pensione aveva gestito con polso di ferro un laboratorio di sartoria in una grande azienda e non aveva mai abbandonato quel ruolo neanche a casa. Stasio sospettava che persino il nonno, morto prima che lui nascesse, fosse stato sotto il tacco della nonna. Figuriamoci le due figlie. La maggiore, Vera, la nonna la fece sposare con un ingegnere promettente, Giorgio, senza troppo preoccuparsi che la figlia non lo amasse. Vera riuscì a dare alla luce un figlio (cioè Stasio) e a resistere tre anni di matrimonio, finché il genero non osò affrontare la suocera. Che fosse successo, Stasio non lo seppe mai, ma già dopo un paio di settimane dal “fattaccio” i coniugi divorziarono e Giorgio venne licenziato “con infamia”. Tamara Maria aveva contatti davvero importanti. Da allora Stasio non ha più visto né sentito il padre. Alla minore, Galina, la nonna permise di sposarsi per amore con Vitaliano, un fornitore. Dalla loro unione nacque Arianna, quando Stasio aveva due anni. I coniugi vivevano tranquilli in un appartamento a parte, non si opponevano mai alla nonna e lei era soddisfatta di quel matrimonio. Ma Vitaliano morì quando Arianna aveva appena 10 anni. Galina e la figlia restarono in quell’appartamento, ma Tamara Maria vegliava su di loro e aiutava come poteva. Stasio aveva notato da tempo che la nonna trattava la figlia minore con più dolcezza, non comandava con troppa severità, a volte le regalava anche una parola gentile. Lui non ci indulgeva troppo — aveva i suoi problemi. Tamara Maria voleva farne un “uomo degno” e si impegnava attivamente nell’impresa. — Diventerai un grande hockeista! — proclamava, e Stasio venne iscritto alla squadra. Dopo qualche mese, però, l’allenatore lo implorò quasi in lacrime di ritirarlo: “Non fa per lui, è troppo debole, rischia solo la salute”. Nuotò un po’ più a lungo — tutta la bellezza di sei mesi, finché scoprì di essere allergico a un prodotto usato in piscina. Poi seguì il club di modellismo, quello ambientalista, e altro ancora… — Nonna, io voglio disegnare! — si ribellò Stasio. — Perché mi obblighi in posti dove non voglio stare?! La madre rimase scioccata dalla sfrontatezza, la nonna si aggrottò e gli rifilò uno schiaffetto sulla nuca. — Ma come parli agli anziani? Niente soldi per una settimana! Inoltre, a 13 anni Stasio venne boicottato dalla famiglia. Ovviamente imparò la lezione, e da allora si preparò diligentemente agli esami, per entrare all’università tecnica e diventare ingegnere — una vera professione. Quasi per miracolo (o forse la nonna ci mise lo zampino coi suoi contatti) Stasio riuscì a entrare e se la cavava anche bene. Solo che quelle fisica, matematica e meccanica lo disgustavano. In segreto studiava design online — solo corsi gratis, ovviamente, dato che soldi non ne aveva. Sognava di mollare l’università per diventare artista di videogiochi, guadagnare sul serio… Ma la nonna controllava ogni passo e parlava di persona con i professori. A 65 anni era un po’ sovrappeso, soffriva di fiato corto, ma si sentiva abbastanza energica. — Studia! — lo esortava di continuo. — Ho già parlato con il signor Pierpaolo — ti prenderà in fabbrica, ti aiuterà nella carriera. Ma Stasio non voleva lavorare in fabbrica! Solo che il coraggio di opporsi, proprio non lo aveva. Eppure, al terzo anno perse la testa. Festeggiarono il compleanno di un compagno con troppa euforia, Stasio bevve troppo. Già solo quello avrebbe potuto scatenare la “furia” della nonna, ma lui ci rinforzò sopra. — Io mollo l’università! — annunciò con tono di sfida e lingua traballante. — Non mi serve a nulla! Voglio disegnare, inventare… Basta! — agitò la mano. — Che spiegare a voi, galline?! Con “galline” forse esagerò, ma non poteva più tornare indietro. La nonna e la madre lo fissavano incredule, poi la nonna gli rifilò un altro schiaffo e se ne andò in camera, la madre lo aiutò a raggiungere il letto, borbottando che così proprio non si parla. Il giorno dopo, senza badare al mal di testa di Stasio, la madre gli ordinò severamente di chiedere scusa alla nonna — forse sarebbe finita lì. — Finita cosa, mamma?! — sbottò Stasio, gemendo per il dolore. — Non ne hai abbastanza di strisciare davanti a lei?! Ballare sempre come comanda?! Ma com’è possibile?! La madre cambiò espressione. — Prima di tutto, non lei — ma la nonna, — rispose dura, poi più dolcemente: — Senza la nonna siamo perduti, tesoro… Chiedile perdono — ti vuole bene. E uscì dalla stanza. Ma Stasio era su tutte le furie. Gridò dietro a lei: “Non ci vado più in quella università!”, buttò in borsa qualche roba e se ne andò di casa. Passò una settimana dal compagno, finché la madre lo chiamò. — La nonna è in ospedale per un infarto. Vieni. A quel punto Stasio aveva capito di aver esagerato, ma non intendeva ancora rinunciare alla propria volontà. Sperava che le donne di casa cedessero, così sarebbe tornato. Invece le cose presero una piega diversa. Lui alla nonna ci teneva, non voleva certo la sua morte. Si precipitò in ospedale, ascoltò le prediche di madre e zia, promise di non comportarsi più così… Due settimane dopo Tamara Maria fu dimessa. Sembrava sana, solo un po’ pallida. Con aria severa ascoltò le nuove scuse di Stasio, rimase in silenzio e disse: — Mi hai deluso, Stasio… Pensavo di diseredarti, di dare l’appartamento che mi è arrivato dalla zia ad Arianna… A quelle parole Stasio arrossì — contava molto su quell’alloggio. — Vabbè, — proseguì la nonna, — ti vedo tornato all’università. Bene! Ma non basta… Stasio e la madre Vera fissarono la nonna tesi. — Ti sposi con Arianna e vivrete lì assieme. Sarete una coppia perfetta, — concluse Tamara Maria. — Nonna, ma che dici?! — Stasio rimase allibito. — Come posso sposarla, è mia cugina! — cercò lo sguardo della madre. Che però lo evitò. — Vera, — sospirò la nonna, — spiegaglielo tu, io non ne ho più la forza, — e, camminando a fatica, se ne andò in camera. Fu lì che Stasio apprese molte cose nuove sulla sua famiglia. A quanto pare, anni fa Tamara Maria e il marito avevano adottato Galina, la figlia decenne di amici rimasti uccisi. Poi si erano trasferiti in un’altra città senza parlarne troppo. — Quindi Arianna non è tua parente di sangue, — concluse la madre. — Non lo sapevo! Per me era una sorella! Sì, non è che fossimo molto legati, ma non la vedo come donna. E comunque ho già una ragazza… Quasi… — Tesoro, a me pure sembra una follia, — sospirò la mamma. — Ma che fare, davvero non lo so. Neanche Stasio lo sapeva. Quella notte si svegliò per delle voci nella camera della nonna. Prima si spaventò — ancora malata?! — poi dedusse che si stavano litigando. Ovviamente non è bello origliare, ma… — Mamma, tu hai sempre preferito Galina, le hai sempre dato ragione… Ma ora stai esagerando, — protestò piano la madre di Stasio. — Non è vero! Ho sempre amato uguale. Solo che Galina ha avuto una vita sfortunata… — Davvero? — nella voce di Vera c’era rabbia. — O magari stai scontando i tuoi peccati? Cosa credi, che nessuno sappia della tua storia con suo padre? Che eravate amanti, e la moglie di Nicola vi ha scoperti? Che dopo quello scandalo sono andati in villeggiatura per riconciliarsi e sono morti? — Tu… Tu come lo sai? — la voce della nonna era terrorizzata. — Il mondo non è senza persone buone, — tagliò corto Vera. — E insomma: non ti lascerò rovinare la vita di mio figlio. Se non smetti con questa ridicola storia del matrimonio, poi non lamentarti, che resterai sola. Stasio fece appena in tempo a rientrare in camera, per non farsi beccare dalla madre uscita infuriata dalla stanza della nonna. Che storia!.. Il giorno dopo, tornato prima dal’università (due lezioni cancellate), origliò per caso un altro discorso. Che strana fortuna… — Mi avevi promesso aiuto! — protestava zia Galina. — Sai che Arianna non può abortire! Siamo già al secondo mese — dove lo troviamo subito un marito decente per lei? — Qualcosa inventerò, — stavolta la nonna parlava sorprendentemente mansueta, — non ti preoccupare, piccola… Stasio non volle ascoltare oltre, uscì di soppiatto e attese la mamma davanti al portone. Mentre raccontava, sul volto di Vera si dipingeva sempre più una maschera di pietra. — Basta! — alla fine sospirò lei. Quella sera stessa fecero le valigie e dormirono in albergo, poi trovarono in affitto. Con Tamara Maria, madre e figlio ancora non hanno rapporti. Forse la nonna ci ripenserà, ma dubito.
Io, Me Stesso, Tutto Su di Me…