Si rifiuta di sposare la fidanzata incinta: la madre lo sostiene, il padre invece difende il futuro nipote

Si rifiutò di sposare la sua fidanzata incinta. La madre lo sostenne, ma il padre difese il futuro bambino.
Papà, ti devo dire una cosa. La nostra vicina, Chiara… è incinta. Da me disse Matteo appena varcata la porta di casa.
Ettore, suo padre, rimase fermo per un istante prima di rispondere con calma:
Allora sposala.
Ma sei matto? Sono ancora giovane. Non è il momento di mettere su famiglia, poi nemmeno stiamo insieme seriamente…
Davvero? il padre abbozzò un sorriso gelido. Così per corteggiare una ragazza eri un uomo, ma quando si tratta di assumersi le responsabilità, di colpo torni bambino. Molto bene. E senza aggiungere altro, chiamò la moglie a voce alta: Teresa! Vieni qui!
Teresa entrò in cucina, asciugandosi le mani con il grembiule:
Che succede?
Senti qua. Nostro figlio ha messo incinta una ragazza e adesso non vuole saperne di sposarla. Chiara, la figlia dei vicini. E lui si vuole tirare indietro come un vigliacco.
Teresa non si sorprese neppure. Il suo viso si indurì:
Ha ragione. Perché dovremmo accogliere in casa la prima che capita? Oggi le ragazze sono furbe, puntano chi sta bene, restano incinte e poi pretendono il matrimonio. E spesso neanche il bambino è del nostro figlio. Che facciano le analisi! E poi Matteo è ancora giovane, non bisogna mettergli pressioni. È uomo, è normale cedere a certe tentazioni. Ma non siamo obbligati a mantenerci figli non nostri.
Ettore sospirò profondamente e mormorò:
E se fosse davvero suo figlio?
E allora? Dobbiamo prenderci per forza questa responsabilità? Che facciano i test e si vedrà.
Fece dietrofront e tornò in cucina, lasciando Ettore da solo con Matteo.
Anche io sono stato giovane, sai iniziò Ettore. Ho amato una donna, ma ho sposato unaltra. Non per amore, ma per responsabilità. Perché essere uomo non significa solo vivere di passioni, ma scegliere e affrontare le conseguenze. Tua madre era incinta quando ho deciso di restarle accanto. Non sapevo come sarebbe andata, ma una cosa la sapevo: quel bambino non aveva colpe. Il mio sangue, la mia coscienza. E sai, Matteo? Non mi sono mai pentito della mia scelta.
Passarono tre mesi. Il test del DNA parlò chiaro: con una probabilità del 99,9%, Matteo era il padre del bambino di Chiara.
E allora? sbottò Teresa quando Ettore le mise davanti il foglio. Sì, è suo padre. Ma questo non vuol dire che Chiara dovrà vivere in questa casa. Non ci entrerà. Non cambio idea!
Matteo restava seduto, evitando lo sguardo di suo padre. Il suo volto diceva tutto: aveva scelto il lato della madre. Strinse i pugni, ma non ebbe il coraggio di dire una parola.
Ettore si alzò lentamente dal tavolo:
Se voi due avete fatto la vostra scelta, ora ascoltate la mia.
La sua voce era bassa ma decisa:
Finché respirerò, mio nipote non mancherà di nulla. Comprerò un terreno, costruirò una casa, e tutto ciò che ho sarà per lui, il mio sangue. Quanto a voi, da oggi non potrete più contare su di me. Non voglio avere parte in questa vergogna. Matteo, da ora non sei più mio figlio. Ogni centesimo che ho andrà a quel bambino. Di me non vedrete più un euro.
Teresa esplose:
Sei impazzito? Vuoi davvero diseredare tuo figlio?
Ettore non rispose. Si voltò e se ne andò, ignorando le urla e gli insulti. Matteo rimase lì, incapace di credere alle parole del padre. Ma sapeva che, se Ettore aveva detto una cosa, allora lavrebbe fatta.
Nella vita, ci sono momenti in cui bisogna scegliere tra il proprio orgoglio e ciò che è giusto. A volte il vero coraggio sta nellassumersi le proprie responsabilità, guardando oltre il proprio interesse e pensando a chi non ha colpa. Solo così si diventa davvero adulti.

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